Polemiche
Il fresco «terremoto politico» che ha riguardato Busseto con le dimissioni di sette consiglieri comunali continua a tenere banco. Pochi giorni fa il sindaco Stefano Nevicati è intervenuto esprimendo la sua posizione, rispondendo a diverse delle critiche ricevute e non ha ovviamente risparmiato «stoccate» a chi si è dimesso. Ora ecco intervenire i quattro nuovi consiglieri di opposizione (Ilaria Bottazzi. Lamberto Michelazzi, Gianmaro Rizzardi e Fabio Belicchi) e gli ex consiglieri di minoranza Chiara Coperchini, Nicolas Brigati e Gianarturo Leoni che hanno replicato alle dichiarazioni di Nevicati. Parlando di «Favola del sindaco tra autocelebrazione e realtà» hanno definito quello di Nevicati «un esercizio di autoassoluzione condito da insinuazioni, attacchi personali e una narrazione degna di una sceneggiatura mediocre. Un racconto che cerca disperatamente di spostare l’attenzione dalle reali difficoltà dell’amministrazione. L’idea di un’analisi chiara e onesta – sostengono - sarebbe stata interessante, se solo fosse stata vera. Invece, ci troviamo di fronte a una serie di giudizi di valore e accuse, senza che il primo cittadino si prenda mai la responsabilità del fallimento amministrativo di cui è protagonista la sua amministrazione. Se si vuole essere onesti, si parte dai fatti, non dagli attacchi ai consiglieri dimissionari e all’opposizione. Le dimissioni di un gruppo di consiglieri sono un segnale politico evidente: la maggioranza non esiste più. Ma anziché fare autocritica, il sindaco attacca chi se n’è andato, accusandoli di irresponsabilità e strumentalizzazioni. Strumentale, semmai, è il suo tentativo di minimizzare la frattura politica che lo ha lasciato con un’amministrazione fantasma».
«Il sindaco – proseguono - si lamenta del tono dell’opposizione, delle critiche sui social e delle proteste sotto i voltoni del municipio. Un capolavoro di ipocrisia: quando a essere contestati sono gli altri, si parla di “democrazia”; quando le critiche colpiscono lui, si grida allo scandalo. Se il rispetto per le istituzioni è davvero una priorità, il primo passo dovrebbe essere garantire ai rappresentanti eletti il diritto di esprimersi liberamente in consiglio comunale. Cosa che non è avvenuta».
Chiedendosi quindi se si tratti di «lavoro o visibilità» e definendola «l’eterna scusa di chi non ha nulla da mostrare» parlano di «ennesimo ritornello: il sindaco lavora, gli altri fanno solo propaganda. Peccato che i risultati del “lavoro” della sua amministrazione siano sotto gli occhi di tutti: dimissioni, immobilismo, cittadini sfiduciati. Eppure, chi osa far notare queste evidenze viene accusato di pensare solo alla visibilità. È una strategia vecchia come il mondo: quando non si hanno risposte, si attacca chi le domande le pone. Secondo il sindaco – affondano - la fuga dei dipendenti comunali viene liquidata come una semplicecoincidenza. Peccato che siano in molti a essersene andati e che il clima di lavoro in Comune sia diventato irrespirabile. Minimizzare il problema vuol dire ignorare un segnale chiaro della impreparazione di questa amministrazione di gestire la macchina comunale. Il sindaco – affermano - agita lo spettro di incontri segreti tra opposizione ed ex consiglieri, come se il dialogo politico fosse un reato. Un’accusa grottesca: in democrazia il confronto è normale, mentre anormale è l’ossessione di chi vede cospirazioni ovunque. Ma la politica è fatta di scelte e, quando si abbandona una maggioranza, di solito il problema non è chi se ne va, ma chi non è stato in grado di mantenerne la fiducia. L’ultima perla: l’opposizione sarebbe mossa solo dalla voglia di tornare al potere. Una verità elementare: la politica funziona così. In democrazia, si governa se si ha il consenso, non per diritto divino. Se il sindaco teme di essere sostituito, il problema non sono gli altri: è l’inadeguatezza nell’amministrare. Il sindaco – evidenziano - chiude con un invito a “lasciare alle spalle le polemiche” e a “guardare avanti.” Peccato che il suo stesso discorso sia un concentrato di polemiche, insinuazioni e accuse. Se davvero volesse il bene della comunità, dovrebbe partire da un gesto semplice: dimettersi e presentarsi alle prossime elezioni».
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