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L'attacco non segna: scocca l'ora di Pellegrino?

L'attacco non segna: scocca l'ora di Pellegrino?

di Marco Bernardini

04 Marzo 2025, 03:01

Un lampo in mezzo al buio. Tra le poche note liete di Udine, a livello di singoli, rientra sicuramente il positivo ingresso in campo di Mateo Pellegrino, che in appena dodici minuti, recupero compreso, ha calciato nello specchio due volte, più di tutti i suoi compagni di reparto messi assieme. Nel giro di sessanta secondi, un sinistro piazzato deviato in corner da Padelli e sugli sviluppi del successivo calcio d'angolo un colpo di testa in mischia, ancora neutralizzato dall'estremo difensore dei friulani. In attesa di capire se potrà, eventualmente, coesistere con Bonny e senza addossargli troppe responsabilità, il centravanti argentino, arrivato a gennaio dal Velez, ha mostrato, nei due scampoli di gara contro Bologna e Udinese, «garra» e prorompente fisicità, oltre alla capacità di allungare la squadra e vedere la porta, tutte qualità preziose in questo momento cruciale del campionato. La presenza di Valenti ed Estevez, entrambi titolari al Bluenergy Stadium, sta facilitando il suo inserimento, al netto delle oggettive difficoltà di chi si ritrova catapultato, per di più solo da metà stagione in poi, dall'altra parte del mondo in un contesto completamente diverso.

Cristian Chivu, che nel 2010 fu allenato per un breve periodo all'Inter da Mauricio, padre di Mateo e all'epoca vice di Benitez, lo ha elogiato pubblicamente nel post partita di sabato. «È un ragazzo che nonostante l'età ha quella grinta da argentino che serve. Nei palloni in area e non solo ha fatto vedere che ha forza e tecnica: ci darà una mano». E chissà che, alla luce delle prestazioni deludenti dell'intero reparto offensivo (Bonny, Man, Cancellieri e Almqvist) in crisi, sette reti in totale (di cui tre su rigore) nel girone di ritorno, contro il Torino al Tardini non possa scoccare la sua ora, magari nel 4-3-3, stavolta con due ali larghe pronte a crossare, ammirato dieci giorni fa nel derby emiliano.

Sulle orme di Palermo
In fondo, ambientarsi e adattarsi in fretta non lo ha mai spaventato più di tanto: fin da piccolo, si è spostato di Paese in Paese, tra Spagna, Inghilterra, Italia (viveva a Como insieme alla famiglia) e appunto Argentina, per seguire il percorso professionale del papà che, passato dal campo alla panchina, lo fece debuttare tra i «grandi» al Velez, di cui è da sempre tifosissimo, nell'aprile del 2021. Allora aveva già cambiato ruolo: partì, infatti, da terzino sinistro per poi avanzare come esterno alto e, infine, considerando la vena prolifica e la struttura fisica, si consacrò nelle vesti di punta d'area. Il classe 2001 ebbe anche l'opportunità di tornare al Valencia, sua città natale, ma rinunciò per questioni di cuore e non solo: retrocesso nella squadra riserve, si rimboccò le maniche e decise di farsi le ossa in prestito all'Estudiantes e al Platense, dove incontrò come allenatore l'idolo d'infanzia Martin Palermo, al quale assomiglia dal punto di vista fisico, e iniziò a segnare in maniera costante, punendo vittime illustri del calibro di Boca Juniors, San Lorenzo e Argentinos Juniors.

Da sempre abile nel gioco aereo, ultimamente è migliorato anche con i piedi e in Italia spera di ripercorrere le orme dell'omonimo connazionale Mateo Retegui che, scovato nel 2023 dall'allora ct Mancini per la Nazionale azzurra, realizzò sette reti al Genoa nella stagione d'esordio in serie A prima di guadagnarsi la chiamata dell'Atalanta e issarsi in testa alla classifica dei marcatori.

Marco Bernardini

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