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Il personaggio

Un Pellegrino argentino sulla strada del Parma

Un Pellegrino argentino sulla strada del Parma

10 Marzo 2025, 03:01

Dall'Argentina con furore. Mateo Pellegrino è solo l'ultimo di una lunga lista di argentini che hanno indossato la casacca crociata. Con Hernan Crespo primo della lista, esempio per tutti. Ma non solo lui. Ma Mateo Pellegrino sembra quasi un predestinato: il padre Mauricio difensore (Velez, Valencia, Barcellona, Liverpool e Alavez), con due finali di Champions sul groppone. In una famiglia «calciofila», anche lo zio Maximiliano giocò in Italia (Velez, Atalanta e Cesena). Insomma, il calcio nel Dna. Attenzione: Parma-Atalanta del 3 febbraio 2008 terminata 2-3 vide un sigillo proprio di Maxiliano Pellegrino, di testa nella stessa porta dove sabato suo nipote siglò i suoi primi due gol crociati. Storie, corsi e ricorsi. Che strano il mondo del calcio.

Ma torniamo al padre: campione in campo e poi allenatore, anche del figlio al Velez, dove lo ha fatto esordire. Padre ma non padrone, anzi. Il rapporto tra i due è molto stretto e l'idea di calcio è molto simile. Sempre per via del Dna, per dirla alla parmigiana. Il padre lascia il Velez e Mateo in prestito prima all'Estudiante e poi al Platense, dove è allenato da Martin Palermo per un breve periodo. Poi ancora al Velez e quindi al Parma, per questo attaccante che aveva iniziato come terzino sinistro. Poi esterno avanzato sino a diventare prima punta. Quasi a confermare che ognuno ha preso la sua strada. Ed ora il Parma, due presenze, meno di un'ora in campo e due reti segnate. Belle storie di calcio. Belle storie argentine.

Beh, certo quella di Hernan Crespo fu una storia diversa, altrettanto esaltante. Ricordate? La Coppa Italia in agosto, l'infortunio, il ritorno in campo e il gol nella prima da titolare, in trasferta. Ma non una trasferta qualsiasi, era il Meazza, l'avversario era l'Inter, il 27 ottobre 1996. Un gran gol, Parma in vantaggio poi sconfitto 3-1. Poi un periodo buio, Crespo non segnava più. Il Tardini iniziava anche a mugugnare. A volte a fischiare. «Più lo fischiano, più lo faccio giocare» tuonò il tecnico. Tal Carletto Ancelotti, un reggiano parmigiano come si definisce lui. Ancelotti studiava da grande allenatore e non si sbagliò: Crespo alla fine segnò e segnò e segnò. In tutto 94 gol in 201 partite, con 20 assist (fonte Transfermarkt). E i gol convincono tutti, ancora oggi Crespo è un idolo a Parma. Ecco perché è ancora presto paragonare Pellegrino a Crespo, anche se Mateo ha le spalle larghe, sembra sopportare bene la pressione. Del resto è un argentino, la «garra» è nata da quelle parti.

Va detto che non tutti gli attaccanti argentini che hanno indossato la maglia crociata hanno avuto la stessa sorte, le stesse capacità. Mettiamo tra i giocatori argentini offensivi Franco Vazquez (ora alla Cremonese) e Juan Brunetta, che forse erano come ruolo centrocampisti d'attacco. Ma che a volte hanno interpretato il ruolo di «falso nueve» con alterne fortune. E mettiamo in questa «categoria» anche Ariel Ortega, che certamnente non ha lasciato il segno, nonostante le qualità cristalline non abbinate ad una personalità altrettanto importante. Non pervenuto Luciano Galletti, quasi come Sergio Angel Berti. Grandi aspettative, zero risposte sul campo. Forse, dopo Crespo, il miglior attaccante argentino arrivato a Parma fu Abel Balbo, 25 presenze e 4 gol nella stagione 1998-'99, con Malesani allenatore. Va ricordato che Balbo era la prima scelta in panchina, visto che in quel Parma, in attacco, giocavano Chiesa e Crespo. Storie argentine.

E ora tocca a Mateo Pellegrino, che si candida per un posto da titolare nella trasferta di Monza ma soprattutto potrebbe essere uno dei protagonisti di un complicatissimo finale di stagione del Parma. Con gli insegnamenti del padre, dello zio, di Martin Palermo e soprattutto di Chivu. Non si finisce mai di imparare.

Sandro Piovani

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