Serie A
Il ritorno al Tardini, l’affetto dei tifosi e l’analisi di un Parma che ha saputo reagire allo svantaggio per due volte. È stato un pomeriggio ricco di emozioni quello che ha coinvolto Diego Fuser che ha assistito dal vivo al pareggio tra crociati e granata. Doppio ex in un match di grande valore per la classifica degli emiliani, Fuser ha vestito la casacca gialloblù per tre stagioni, collezionando in bacheca una Coppa Italia, una Coppa Uefa e una Supercoppa Europea (oltre a 86 presenze e dieci gol). Preziosa e ricca di spunti interessanti la sua analisi del match: «Nel primo tempo ho visto una squadra che ha subito il peso della propria classifica. Inizialmente il Torino ha avuto più coraggio. Nella ripresa, invece, è entrato in campo un altro Parma, più sciolto, più determinato. Il pareggio alla fine, credo sia il risultato corretto».
Recuperare due reti a un Torino così in forma non era semplice.
«Esatto. Ci vuole carattere per riuscire a rimontare una partita come questa. E il Parma non l’ha fatto solo una volta ma ben due. I crociati hanno avuto la forza di credere nelle proprie capacità fino alla fine. Sarà fondamentale mantenere questa mentalità per salvarsi».
Come giudica la lettura del match da parte di Cristian Chivu?
«Quando un allenatore ha giocato ad alti livelli, credo che possa offrire qualcosa in più ai suoi atleti. L’esperienza acquisita negli anni da calciatore permette di capire più rapidamente certe situazioni. Non è un caso se i giocatori entrati dalla panchina hanno fatto la differenza».
Sta parlando, in particolare, di Pellegrino. Che impressione le ha fatto?
«Molto buona. Ha avuto a disposizione meno di un tempo di gioco ma, sin dalle prime corse, era evidente la voglia di ripagare la fiducia data dal mister. Aveva il piglio giusto, c’era convinzione nel modo di difendere palla, di attaccare lo spazio, di aggredire l’avversario. Ha trasmesso energia positiva anche ai compagni».
Qualche altro calciatore che l’ha colpita?
«Mi è piaciuto Almqvist. È rapido, guizzante: si propone con continuità. I suoi spunti possono essere utili a questo Parma».
Un accenno su Cesare Casadei, anche se veste la maglia del Torino, è doveroso.
«Non l’avevo mai visto dal vivo: ha giocato meglio nel primo tempo rispetto alla ripresa. L’ho trovato deciso nei contrasti, sempre presente nelle due fasi di gioco, dotato di ottima gamba. Può essere un prospetto interessante anche a livello di nazionale se continua a lavorare in questo modo».
Su cosa deve lavorare, invece, il Parma?
«Ci sono tanti giovani che devono fare esperienza. Ho notato un approccio al match un po’ timoroso. Ritengo che sia utile la presenza in campo di quattro elementi di esperienza, in grado di aiutare la crescita di questi ragazzi e di guidarli nei momenti chiave delle partite».
Il 2-2 è il risultato che si aspettava?
«Prima del match ero a pranzo con Dino Baggio e altri ex crociati. Io e lui ci siamo detti che un pareggio con gol sarebbe stato il risultato perfetto per noi che abbiamo vestito entrambe le maglie. Alla fine è andata proprio così».
Che effetto le ha fatto tornare al Tardini?
«È sempre una grande emozione. Ho ricordi bellissimi legati a questa città e a quel gruppo: era una squadra incredibile, una delle più forti della storia della Serie A. Diciotto giocatori tutti dello stesso livello: un livello altissimo».
Come ha vissuto l’accoglienza dei supporter gialloblù?
«In maniera splendida. Il calore del pubblico è qualcosa di unico. Parma è una delle poche città dove c’è il gusto di passeggiare con i tifosi verso lo stadio. L’affetto che ancora oggi mi riservano, mi fa capire che è stato fatto qualcosa di speciale».
Pietro Razzini
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