Intervista
Si chiama [humans/AI]. Scritto proprio così, fra due parentesi quadre, come fosse il codice di un programma per computer. E’ una nuova newsletter dedicata all’intelligenza artificiale, alle sue infinite applicazioni ma anche ai problemi che può portare con sé. Una selezione quotidiana di quanto accade intorno a questa innovazione che, lo si voglia o no, è destinata sempre più a entrare nelle nostre vite e a cambiarle radicalmente.
[humans/AI] è la nuova sfida di Matteo Montan, l’ha lanciata un mese fa e la realizza quotidianamente. Chiunque può trovare la newsletter sulla piattaforma Substack (https://matteomontan.substack.com/), dove ci si può iscrivere per riceverla gratuitamente ogni giorno nella casella di posta elettronica. Un ritorno alla scrittura per Montan che ha alle spalle una storia professionale di oltre trent’anni, fra media e innovazione digitale. Anni in cui si sono alternati il lavoro da giornalista e quello di manager. Fu lui, quando era capocronista in Gazzetta, a dare la notizia che Ferdinando Carretta era stato individuato e ad andarlo a scovare e intervistare per primo a Londra. Un colpo che gli valse il premio di Cronista dell’anno e Il Premiolino. Poi il passaggio al mondo delle nuove tecnologie. È stato uno dei protagonisti della creazione e dello straordinario sviluppo di Buongiorno.it, nata come una newsletter e divenuta in pochi anni una grande multinazionale digitale Infine il ritorno nel mondo dei giornali e dell’editoria, ma come manager. Prima amministratore delegato del gruppo Gazzetta di Parma. E poi a Verona, alla guida del gruppo Athesis che edita non solo l’Arena di Verona, ma anche il Giornale di Vicenza, Brescia Oggi e la Gazzetta di Mantova e i libri della raffinata Neri Pozza. Fino a un anno fa, quando ha deciso di lasciare l’editoria e la vita di azienda e aprire una nuova fase della sua vita personale e professionale. «Sono un mutante – mezzo cronista e mezzo manager – scrive nella presentazione della sua newsletter -. Nella vita ho imparato a capire la tecnologia abbastanza per poterla usare e ora raccontare».
Com’è nata questa nuova avventura?
«L’idea è nata ascoltando una puntata del podcast di Lex Fridman, un giovane ricercatore del MIT, che in quella occasione intervistava Dario Amodei, ricercatore italoamericano di seconda generazione, Ad di Anthropic e creatore di Claude, per me ad oggi il sistema di AI forse più intelligente, per alcune cose anche più della sua più nota collega ChatGPT.»
Quella che quando è stata lanciata da OpenAI poco più di due anni fa aveva lasciato tutti a bocca aperta?
«Esatto, proprio quella. L’AI esisteva nei laboratori da anni, ma ChatGPT fu la prima interfaccia a permetterci di conversare con questa nuova forma di intelligenza artificiale definita “generativa” e programmata per sembrare uguale alla nostra. Quando venne lanciata, fece effettivamente cascare la mascella al mondo intero e da allora nulla è stato più come prima nella tecnologia ma non solo...»
In che senso?
«Basta guardare cosa è avvenuto da quando è cominciata l’era Trump: la tecnologia è diventata parte integrante del dibattito, anche di quello politico. Il ruolo di Musk, le big tech che si sono allineate al nuovo governo, l’AI da tecnologia è diventata un'arma politica e geopolitica decisiva, da tema di nicchia è diventato un argomento mainstream, diffuso. Quando ho iniziato costruire il mio nuovo progetto editoriale, qualche mese fa, di intelligenza artificiale fa si parlava sì e no nei convegni, e sempre e solo per dire che avrebbe rubato il posto agli esseri umani. Ora è diventato un argomento di discussione nelle serate fra amici: “Ma l’AI quando diventerà più intelligente di noi?”. Mi è sembrato importante dedicarmi a una divulgazione ragionata su questo tema, su questa realtà di cui nessuno di noi potrà fare più a meno».
Quindi notizie e approfondimenti per capire come funziona l’Intelligenza artificiale e per farsi un’idea delle possibili ricadute?
«Esattamente, il progetto è costantemente in progress, ma l’obiettivo è provare a capire e raccontare cos’è l’AI, come funziona, l’uso che se ne fa, l’impatto positivo e negativo che può avere questa nuova forma di intelligenza superiore con cui di fatto conviviamo. Per farlo ogni giorno filtro tra le centinaia di notizie e ricerche che escono quelle che mi sembrano più interessanti e adatte all’obiettivo del progetto, cerco di fare un cronaca ragionata di quello che succede connettendo fra loro i vari punti, a volte collegandoli ai nostri riferimenti culturali, e proponendo degli spunti».
E come sta evolvendo l’intelligenza artificiale da dopo il lancio di ChatGPT?
«Fino al 26 gennaio di quest’anno, lo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale generativa era un affare di poche, grandi aziende Usa che per anni avevano riversato decine di miliardi in ricerche di fatto segrete. Poi una bella mattina i mercati globali hanno certificato la nascita di DeepSeek, un modello cinese che nessuno aveva visto arrivare, intelligente come quelli americani, costato una frazione e soprattutto open source, cioè installabile da chiunque sul PC di casa. I titoli tech sono crollati e tutto il sistema precedente è stato scardinato. È balzata agli occhi di tutti l’ironia del Governo più segreto del mondo che metteva a disposizione del mondo un sistema di AI aperto, democratico, che chiunque avrebbe potuto modificare, peggiorare, migliorare. Un sottile cavallo di Troia, ma anche la grande opportunità di liberare l’innovazione, che a sua volta genera grandi rischi, perché lo sviluppo di una libera AI è di fatto incontrollabile. E stiamo parlando di una tecnologia universalmente destinata ad essere almeno in alcuni campi intelligente quanto l’uomo, se non di più. Si vedrà ora cosa farà nel bene e nel male. Di certo la discesa in campo cinese con un modello nuovo e disponibile sarà di grande aiuto anche per l’Europa, che in questo campo per anni è rimasta colpevolmente indietro, preoccupandosi solo di emanare regolamenti probabilmente inapplicabili a una forza trasformativa come l’AI».
Cosa spaventa di più di questa nuova realtà?
«Nessuno sa esattamente cosa c’è dentro questi modelli matematici e perché danno determinati risultati e non altri. Si sa che dentro c’è una quantità sterminata di informazioni, di dati, centinaia di miliardi di parametri, che sono – semplifichiamo - dei punti delle reti neurali artificiali assimilabili ai nostri concetti. Direi che questa è la cosa che al tempo stesso mi spaventa e mi affascina di più».
Quali sono le evoluzioni che si intravedono per il futuro?
«La più immediata sarà l’evoluzione dell’interfaccia conversazionali come Claude e ChatGPT: abbiamo iniziato a interagire con questi bot chattando con loro, quindi attraverso il testo scritto, ma ora crescerà l’interazione in audio e in video, ci sono già molte applicazioni. Nel frattempo, già da mesi sta crescendo la forma più evoluta dei bot: gli agenti. Sono applicazioni che non solo danno risposte alle nostre richieste, ma eseguono autonomamente - sotto il nostro controllo - le nostre richieste. Per ora lo fanno solo in una dimensione digitale, sul nostro Pc o smartphone e on line. Ma lo sviluppo sarà sicuramente a breve quella dell’agente robot che, dotato di intelligenza, eseguirà in modo autonomo le nostre istruzioni nel mondo fisico».
Le principali applicazioni dove sono e dove saranno? In che tempi?
«Le applicazioni sono virtualmente infinite, veramente poche attività umane oggi non possono contare su una qualche forma di supporto dell’AI. In alcuni campi, per esempio la programmazione, le applicazioni sono più numerose e avanzate, in altri campi ci si sta muovendo più lentamente, ma innovazioni già ci sono, per esempio nell’agricoltura. Nelle aziende ci sono grandi applicazioni possibili, ma come in ogni grande cambiamento c'è ancora tantissimo bisogno di alfabetizzazione, a partire dal management. Sicuramente dove l’AI sta già avendo e continuerà ad avere i maggiori impatti decisivi è nella ricerca scientifica, biomedica e medica soprattutto, pensate alla diagnostica. E in campo militare. Il bene e il male, come dicevo. Del resto l’AI è una tecnologia inventata dall’uomo».
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