Diocesi
Giorni intensi, giorni che ne valgono chissà quanti. Un viaggio e mille esperienze, per i 210 giovanissimi partiti da Parma per il cuore del Giubileo. Le preghiere, i canti, i giochi, la ferita del lutto e la speranza trasmessa dall'esempio di Francesco: da Roma la spedizione della dozzina di nuove parrocchie della pastorale degli adolescenti dai 13 ai 17 anni è tornata con tutto questo. «I ragazzi di Parma hanno sostenuto molto bene questo approccio - sottolinea soddisfatto monsignor Enrico Solmi - e sono stati capaci di rendere una giornata complessa per la mancanza del programma stabilito in una giornata significativa, di vera crescita».
Sabato mattina, dopo la sveglia delle 5,45 (un classico), i 18 ragazzi del Parma 10 hanno raggiunto lo stand dell’Agesci in piazza Risorgimento. Le altre parrocchie, nel frattempo, hanno assistito alle esequie del Pontefice, alcune da via della Conciliazione, altre anche da piazza San Pietro, per poi muoversi in una Roma dall’atmosfera unica. «Problematico – racconta don Lorenzo Beltrame, viceparroco di Monticelli con un sorriso – muoversi tutti insieme». Tutti insieme, invece, venerdì sera si era vissuta la veglia penitenziale guidata da monsignor Enrico Solmi nella parrocchia di Monterotondo, nella quale i ragazzi erano ospiti. Più di quanti ci si aspettasse hanno chiesto di essere confessati. «Nonostante la stanchezza della giornata intensa, siamo andati avanti fino a mezzanotte…».
La serata di sabato, poi, è stata dedicata a giochi e animazioni sul campetto di Monterotondo. E quindi al riposo, con la «ritirata» questa volta suonata alle 22,30. L’indomani, cioè ieri, era in agguato l’ennesima sveglia all’alba, per affrontare i chilometri e il traffico tra Roma e Parma. «I ragazzi - commenta il sacerdote “in diretta” con la Gazzetta dal pullman - sembrano molto contenti e soddisfatti. Il viaggio di ritorno per loro è un momento di condivisione: si stanno confrontando sulle loro esperienze. C’è una profondità che stupisce in loro. Sono in cerca, pronti a rimboccarsi le maniche. Vedere un mondo che va in questo modo e dei ragazzi che trovano una ragione per sperare nonostante tutto è bellissimo».
Roberto Longoni
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