Continuano le spaccate nei bar
Tre bar differenti, tre zone distanti ma un identico destino: quello di costringere i gestori ad arrivare col cuore in gola per fare la conta dei danni, l'inventario della refurtiva. Come, purtroppo, accade in tutta Parma. Praticamente ogni notte.
Il primo a raccontare l'ennesima razzia subita è il titolare del bar Coffi di via Zanardi, nella zona della Città di Parma. Mentre parla sorride: ma il tono, si capisce chiaramente, è di chi ha molta rabbia dentro.
«Cosa posso dire se non che sono allibito? Nelle immagini si vede il ladro che punta alla cassa con assoluta decisione e freddezza. Ma in fondo, dopo tre furti in otto giorni, è ormai evidente che è di casa».
Sì, perché essere derubati tre volte in così poco tempo è veramente sconcertante. E il barista lo ripete più volte mostrando sul cellulare le immagini del ladro riprese dalle telecamere. I fotogrammi sono nitidi e non ci sono dubbi: è sempre lo stesso e, per davvero, si muove con la disinvoltura dell'habitué. «La prima volta è arrivato verso le due e mezzo del mattino di martedì scorso. Ha preso il fondo cassa da circa 500 euro, ha aperto i cassetti e poi se n'è andato anche con una cassa di vino», prosegue il giovane barista che non ha avuto praticamente tempo di riprendersi. «Cinque giorni dopo è tornato. Con un cacciavite o qualcosa del genere e una spallata ha aperto la porta andando a frugare nel registratore. E quando ho visto i fotogrammi mi pareva di essere in un film». Una pellicola prontamente replicata, però. «E' tornato anche l'altra sera: stessi abiti, stessa dinamica. La sola differenza è che questa volta ha svuotato persino il bicchiere dove tengo le monetine da cinque centesimi».
Non serve spiegarlo: il colpo non ha fruttato un tesoro. Ma la vittima non si dà pace. «Cosa posso fare? Appostarmi qui e aspettare che torni? Ora sistemerò la saracinesca per blindare l'ingresso. Ma basterà?».
Una domanda retorica a cui rispondere non è facile. Almeno vedendo quello che è successo in via Mantova, sempre nel cuore della notte. «Il ladro è arrivato dal retro, sfondando la vetrina», racconta la titolare del bar Bijou, giusto a pochi metri dal cavalcavia della tangenziale. Da quella parte, in effetti, è protetto dalla vista dei passanti e sperava di poter compiere il colpo in tutta calma. Ma gli è andato male.
«Il locale è protetto dall'impianto di allarme che oltre a suonare ha anche un sistema nebbiogeno che è subito scattato». Si tratta di un antifurto evoluto che satura i locali di una pesante cappa che rende impossibile vedere. E di conseguenza rubare. «Quell'uomo è entrato ma le sale del bar si sono ben presto riempite di nebbia. E ha dovuto desistere e andare via». Tutto bene quindi? Non proprio: se la razzia non è andata a buon fine, resta il fatto che la vetrata è da sostituire. E si tratta di cristalli che costano cari.
Lo sa bene il proprietario della caffetteria Cotidie in strada Burla. «Certo che lo so: praticamente tutti i cristalli del locale li ho dovuti sostituire perché nel corso del tempo sono stati sfondati dai ladri». Non è una battuta ma un dato di fatto: «In tredici anni ho subito 21 furti. L'ultimo l'altra notte». L'impressione, analizzando i filmati delle telecamere, è che a colpire sia stato lo stesso del bar Bijou. Ma con un altro esito.
«Il ladro è arrivato dalla parte posteriore e ha spaccato il vetro per entrare». Ma il cristallo è collegato ai sensori dell'antifurto che è prontamente scattato. «E' partita la sirena e anche il sistema nebbiogeno». Che però stavolta non è bastato. Il malvivente, infatti, era preparato e sapeva perfettamente dove andare. Tanto da poter agire quasi a occhi chiusi. «Non ha neppure guardato la cassa ma si è diretto verso un armadietto chiuso con dei lucchetti dove, ogni sera, ripongo i gratta e vinci. Ha rotto le chiusure e arraffato grattini per 5000 euro e poi è scappato». Una precisione chirurgica che colpisce. E che il titolare spiega in modo inquietante: «E' evidente che sapeva dove riponiamo le cose. Quindi facilmente è stato nel locale, si è finto un cliente e ha studiato come colpire». Questa ipotesi rende ovviamente il colpo ancora più allarmante e spaventa i gestori. Loro, ogni giorno, servono ai clienti caffè e bibite. Ma chissà che gli stessi poi tornino di notte. Non per un aperitivo. Ma per derubarli.
Luca Pelagatti
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