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inchiesta

Ladri di biciclette, gli stratagemmi dei parmigiani contro i furti a raffica

Ladri di biciclette, gli stratagemmi dei parmigiani contro i furti a raffica

17 Luglio 2025, 03:01

Da quando nel '48 De Sica raccontò le vicende malinconiche di Antonio Ricci, la bicicletta è rimasta, in barba al tempo, un simbolo costante dell'italianità. E nonostante l'esigenza di velocità imposta dalla vita moderna, per molti parmigiani è ancora il mezzo più utilizzato per muoversi in città. Sono passati quasi ottant'anni dalla prima proiezione di «Ladri di biciclette», eppure la storia raccontata da De Sica è ancora attuale: per i fedelissimi delle due ruote almeno una volta nella vita è capitato di aver dovuto fare i conti con un furto.

A Parma sono tante le ciclofficine storiche che, col tempo, si sono trasformate in «sportelli spontanei» per le denunce di bici scomparse.

In fondo a via D'Azeglio, di fronte alle torri dei Paolotti, c'è la Otello Corradi cicli. Fondata oltre cento anni fa, nel lontano 1922, questa bottega storica, che ancora porta fiera l'antica insegna verniciata, ha visto l'Oltretorrente e la sua gente cambiare. Da dieci anni alla guida del negozio c'è Andrea Talignani che col tempo si è guadagnato una reputazione da detective delle due ruote.

«Trattiamo bici d'epoca, usate e spesso con segni riconoscibili» racconta Andrea, che ogni giorno ha a che fare con clienti che lamentano il furto della propria bicicletta. «Quando mi passano davanti, anche in strada, mi capita di riconoscere i tratti distintivi di una bici scomparsa. Lì, inevitabilmente, mi scatta un campanello d’allarme».

Durante questi dieci anni Andrea racconta di essere riuscito a rintracciare oltre cinquanta bici rubate. «Avevo recuperato così quella di Mario Mordonini, storico ciclista parmigiano. Ricordo di aver visto la sua bici, che era scomparsa, parcheggiata in via Calatafimi, l'ho chiamato, e siamo andati insieme a recuperarla».

Nel racconto di Andrea però c'è anche un velo di amarezza. «Sa cosa mi pesa? L’ingratitudine. A un mio cliente era stata rubata una bici d’epoca. L'ho ritrovata tra le mani di alcuni studenti. Sono riuscito a farmela restituire, e il proprietario quasi neanche mi ha ringraziato».

Un'amarezza che emerge anche per «la progressiva disaffezione nei confronti della bici come patrimonio personale». «Quello che sto notando - ha continuato Andrea - è che la clientela è sempre più disattenta. Le persone tendono a comprare le bici più brutte, tenendole male e senza neanche chiuderle: danno già per scontato che prima o poi verranno rubate. Una volta uno aveva la sua bici, anche di valore, e la teneva meglio. Non c'è più quell'amore che c'era prima e per un negoziante di bici è piuttosto frustrante».

Le soddisfazioni, comunque, non sono mancate. «Avevo recuperato anche quella della mia professoressa di Latino delle superiori. Gliel'avevano rubata l'ultimo giorno di scuola, nel 2010. L'ho ritrovata qualche anno dopo in via D'Azeglio. Era un regalo del padre, per la cresima, quando l'ha saputo era contentissima».

In borgo San Giuseppe, la voce del titolare della ciclofficina Del Sante, Adriano Riccò, è più rassegnata. «Ogni giorno entra qualcuno dicendo che gli hanno rubato la bici. Ma senza numero di telaio e senza denuncia, è impossibile fare qualcosa. I ladri non riportano qui le bici a riparare, sanno che noi possiamo riconoscerle quindi finiscono quasi sempre all'estero o in altre città». Insieme a lui lavora Bianca, la moglie, che racconta: «Solo a me ne hanno rubate sette: davanti all’ospedale, a una banca, al Conad. Telecamere o no, i ladri non hanno paura».

Luca Magnani, titolare di Ciclostile, in via Bizzozzero, osserva i cambiamenti avvenuti nel lungo periodo: «Siamo aperti da 15 anni. Prima del Covid si rubava tantissimo. Poi con la pandemia i furti sono diminuiti. Nell'ultimo anno però la situazione è tornata come prima».

Un dato, però, è positivo: «La gente ha capito che serve protezione. Prima vendevamo catenelle da pochi euro, adesso catene da cento. Alcuni chiedono l’assicurazione contro il furto. È cambiata la mentalità». Anche qui, le segnalazioni sono quotidiane. «Una al giorno, minimo. E ogni tanto succede che un cliente porti una bici a riparare, e chi gliel’ha venduta era inconsapevolmente il ricettatore. In quei casi, se c’è rispetto, la bici torna al legittimo proprietario».

Tra chi punta a spendere il meno possibile dando già per scontato che la sua bicicletta verrà rubata e chi investe in lucchetti ultra resistenti, le due ruote rimangono comunque una costante nella vita dei parmigiani e nel loro modo lento e dolce di vivere la città.

Andrea Grassi

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