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PATTEGGIAMENTO

«Cosa ti farei...», poi palpeggia la collega durante il turno di lavoro

«Cosa ti farei...», poi palpeggia la collega durante il turno di lavoro

30 Settembre 2025, 03:01

Gli sguardi insistenti. Qualche battuta sgradevole. Ma Sara (la chiameremo così), 20 anni, aveva lasciato perdere, perché pensava che bastassero le smorfie di disappunto e la sua indifferenza a far desistere quel collega. Invece, un pomeriggio di novembre del 2024, mentre stavano lavorando nello stabilimento di un'azienda alimentare della città, lui le si era avvicinato appoggiandole una mano sul sedere e cominciando a palpeggiarla. Sara l'aveva subito respinto sbottando: «Cosa stai facendo?». E poi era scoppiata in lacrime, mentre una collega l'aveva accompagnata in un ufficio dell'azienda. Accusato di violenza sessuale, nella forma attenuata, il ragazzo - 28 anni, origini camerunensi - ha patteggiato 9 mesi, dopo anche un accordo sul risarcimento del danno.

Prima il tirocinio, poi il contratto: era stata assunta da poco più di un mese, Sara. Un ambiente di lavoro che le piaceva e in cui si era inserita senza difficoltà. L'atteggiamento di quel giovane collega non le era piaciuto in un paio di occasioni, tuttavia non pensava che lui potesse andare oltre. Nei giorni precedenti quel pomeriggio aveva tentato di abbracciarla, ma lei si era allontanata ancora prima che lui potesse appoggiarle le braccia sulle spalle. Poi era passato ai complimenti grossolani, con frasi del tipo «cosa ti farei...».

Sara non aveva mai reagito in modo duro, pur avendogli fatto capire chiaramente che tra loro non sarebbe mai potuto nascere nulla. Eppure, lui si era mostrato tenace provando anche a contattarla su Instagram. «Una volta gli avevo risposto, poi l'ho sempre ignorato, ma lui ha continuato a scrivermi o a commentare le storie che pubblicavo», aveva poi spiegato Sara ai carabinieri. Così aveva deciso di bloccarlo su Instagram.

E poi era arrivato quel turno pomeridiano: quando lei aveva sentito le mani di lui sul suo corpo, l'aveva respinto con forza. Si era rifugiata nell'ufficio di una collega. Ma subito dopo erano stati avvertiti anche il capo reparto e la titolare della ditta. Da parte dell'azienda c'era stata una presa di posizione netta: il 28enne era infatti stato subito licenziato. E sicuramente, oltre alle parole di Sara, che aveva immediatamente spiegato cosa era accaduto in quei pochi istanti, anche le riprese delle telecamere di videosorveglianza all'interno dell'azienda hanno avuto un peso. Ma Sara non aveva avuto esitazioni nemmeno a fare il passo decisivo: due giorni dopo era andata in caserma. Si era trovata di fronte una giovane marescialla. E aveva cominciato a raccontare. Fino alle lacrime di quel pomeriggio. Fino alla denuncia.

Georgia Azzali

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