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Aveva 83 anni

Addio a Giacomo Giulietti, ex assessore e presidente Amps

Addio a Giacomo Giulietti, ex assessore e presidente Amps

di Pierluigi Dallapina

20 Ottobre 2025, 03:01

Un nonno presente e affettuoso, con un lungo passato nel Pci e nelle istituzioni, tanto da ricoprire più volte la carica di assessore ed assumere la presidenza dell'Amps tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80.

Negli ultimi anni Giacomo Giulietti, scomparso venerdì a 83 anni, si è dedicato, mente e cuore, alla famiglia, concentrandosi sui nipoti Enrico, Alessandro e Beatrice. Riflusso nel privato, si sarebbe detto qualche decennio fa, per descrivere chi, dopo anni di militanza, alla politica aveva preferito gli affetti.

Per Giulietti questa «formula» è vera, ma solo in parte, perché nonostante il suo addio alla politica, dopo la fine del Pci a inizio anni Novanta, la sua è stata una voce sempre molto ascoltata tra gli eredi del partito comunista, tanto che nel 2007 fu al fianco dell'allora candidato sindaco del centrosinistra, Alfredo Peri, poi battuto da Pietro Vignali.

Giulietti «nasce» ragioniere: prima di seguire la passione politica ed entrare nella Fgci lavorava nella più grossa fornace della città, la Parmense, in via Paradigna. Presenza fissa e tra i punti di riferimento della sezione locale del Pci, che all'epoca era in Guasti di Santa Cecilia prima del trasloco nel «Bunker» tra via Silvio Pellico e via Volturno, all'interno del partito era legato alla corrente di sinistra, quella che faceva riferimento a Pietro Ingrao, anche se Enrico Gianola Bazzini, nipote che del nonno conserva un ricordo pieno d'affetto, ci tiene a precisare: «Mio nonno, quando era assessore, ricevette un telegramma dal segretario del Pci, Berlinguer, che custodì con estrema cura tra le sue lettere».

Come ricorda sempre Enrico, Giulietti fu assessore al Decentramento e anche ai Servizi demografici e lavorò con tre giunte comunali: quelle dei sindaci Gherri, Cremonini e Grossi.

Dal 1978 al 1983 fu presidente dell'Amps. «All'epoca aveva due grandi progetti. Il primo si chiamava “Operazione gas sicuro” e il secondo era legato ad un impianto di teleriscaldamento-cogenerazione. In questo fu un antesignano, perché qualcosa del genere, in Italia, esisteva solo a Brescia. E lui voleva replicarla a Parma», racconta Antonio Bertoncini, amico ed ex delegato sindacale in Amps ai tempi della presidenza di Giulietti.

E, stando ai ricordi degli amici ed ex compagni di partito, l'idea del teleriscaldamento fu causa di un forte scontro con i socialisti. Uno scontro all'interno del quale maturò il suo addio all'Amps. «Era un uomo di sinistra - aggiunge - era un innovatore». Carlo Baroni, ex coordinatore provinciale della Rete di Leoluca Orlando, dice, dall'altro capo del telefono: «Abbiamo portato avanti tante battaglie quando eravamo nel Pci».

Una battaglia lo vide tra i firmatari, insieme a più di altri cento compagni, di una lettera indirizzata alla federazione a favore della candidatura di Mario Tommasini (con cui lavorò per l'approvazione della legge Basaglia, quella che abolì i manicomi) in Parlamento. La richiesta non venne esaudita, ma Giulietti restò legato a Tommasini - così come fu amico di Rocco Caccavari - tanto da aiutarlo nel '98 ai tempi della sua candidatura a sindaco. Una volta scomparso, fu tra i promotori della Fondazione Tommasini e, in questa veste, aiutò l'ex presidente della Fondazione, Bruno Rossi, divenendone uno dei più stretti collaboratori. «Era un uomo molto simpatico. Poteva avere un lato più ombroso, ma restava comunque dotato di una grande ironia», assicura Marcella Saccani, attuale presidente della Fondazione Mario Tommasini.

«Anche se aveva lasciato la politica, continuava a leggere molto e a voler essere sempre informato su ciò che accadeva in città e nel mondo. Quante discussioni con Giacomo ma, lo assicuro, era sempre piacevole parlare con lui», assicura Valerio Bersiga, amico, ex compagno di partito e vicino di casa per 40 anni di Giulietti.

Ex dipendente dell'ospedale - è stato il responsabile della pubbliche relazioni - era legato anche a don Andrea Gallo.

Negli ultimi anni aveva scelto la famiglia, restando vicino alla moglie Maria Giovanna e alle figlie Alessandra e Francesca. «Per me - dice il nipote Enrico - è stato un nonno attento, premuroso. Si è preso cura dei nipoti in modo esemplare». Il genero, Luigi Gianola Bazzini, aggiunge: «Era un uomo perbene. Quando mi sposai mi disse: “Non voglio essere tuo suocero, voglio essere tuo amico”».

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