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PARMA

La cena per i poveri e i senzatetto: in stazione una serata che scalda il cuore

La cena per i poveri e i senzatetto: in stazione una serata che scalda il cuore

02 Gennaio 2026, 03:01

«Noi siamo gli invisibili». È cominciata così la serata dell’ultimo giorno dell’anno alla stazione: da una frase detta piano, quasi come se non dovesse farsi sentire.

Invisibili. Parma ha scelto di salutare la fine dell’anno rallentando e fermandosi accanto a chi vive ai margini. Nella sera di San Silvestro, i volontari della comunità di Sant’Egidio, del gruppo evangelico uniti in Cristo, dell’Assistenza pubblica, insieme alla Protezione civile e all’Ordine dei cavalieri di Malta, hanno offerto una cena alle persone senza fissa dimora e a chi si trova in condizioni di fragilità.

Il senso dell’iniziativa emerge dalle parole di chi l’ha resa possibile. Per Bruno Scaltriti, della comunità di Sant’Egidio, «la povertà più grande non è la mancanza di casa, ma la solitudine».

Annalisa Bortolotti, del pulmino di Padre Lino dell’Assistenza pubblica, ricorda che «qui non si viene solo per mangiare, ma per essere visti». Conta soprattutto la presenza, come sottolinea Costanza Thimjo, del gruppo uniti in Cristo. E anche Daria Jacopozzi, assessora alla pace, presente come volontaria, sceglie una frase semplice: «Sedersi a tavola insieme è un modo diverso di fare famiglia».

Poi sono le voci di chi è seduto dall’altra parte del tavolo a riempire lo spazio. Arrivano a frammenti, si intrecciano, si sostengono a vicenda. «Questa serata è una cosa bella». C’è chi lo dice sottovoce, chi annuisce. E, per una volta, «festeggiamo Capodanno come tutti». Le parole si accendono una dopo l’altra, come luci accese nel buio. «Portiamo nel nuovo anno tanta bellezza». La quotidianità resta sullo sfondo, ma non viene nascosta. «Di solito siamo al freddo, senza nulla». «Mi rende felice l’apertura delle persone».

Il modo di parlare, di accogliere, di aspettare. «Il fatto che collaborino». Che restino. Poi, con una sincerità che pesa più di tutto: «Questa serata fa vedere che qualcuno ha rispetto per noi, che ci vuole vedere». Molte persone sedute insieme, voci che si sovrappongono, piatti che scaldano le mani prima ancora dello stomaco. Ma soprattutto una comunità che, per una sera, sceglie di guardare. E mentre l’anno nuovo era ormai alle porte, la risposta ha preso forma, semplice, netta, condivisa: «Noi vi vediamo».

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