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PATTEGGIAMENTO

«Quel figlio non è mio». E per anni minaccia e aggredisce la compagna

«Quel figlio non è mio». E per anni minaccia e aggredisce la compagna

07 Novembre 2025, 03:01

Il dito era sempre puntato contro di lei. Contro quella compagna che sopportava i suoi sbalzi d'umore, le umiliazioni e l'aggressività. Era Sara (la chiameremo così), la responsabile, se lui si stordiva bevendo fino allo sfinimento. Sempre il solito copione: accuse e minacce per tentare di screditarla e farla sentire in colpa. Eppure, era lui che la insultava, la mortificava dicendole che la linea del suo corpo, quando lei era incinta, lo faceva stare male. Era lui che l'aveva presa per il collo durante la gravidanza. Abusi psicologici andati avanti per alcuni anni, ma in alcune occasioni le si era anche avventato contro. Fino alla scorsa primavera, quando le loro strade si sono divise, dopo che l'aveva trovato in bagno annebbiato dall'alcol e da alcuni calmanti che aveva ingurgitato. Accusato di maltrattamenti, l'ex compagno - 44enne, parmigiano - ha patteggiato 2 anni. Il giudice gli ha concesso la sospensione della pena, a patto che segua un percorso di riabilitazione per almeno un anno.

Eppure, Sara aveva creduto in quel rapporto. Era una nuova scommessa, dopo un matrimonio andato in frantumi. Aveva avuto un figlio dall'ex marito, però aveva deciso di guardare al futuro con il nuovo compagno, ed era nato un secondo bambino. Ma lui era diventato ben presto oppressivo, soprattutto se beveva. E dal 2021, quando erano andati a vivere insieme, fino alla primavera scorsa, spesso Sara si era ritrovata davanti un uomo pieno di rabbia e livore nei suoi confronti. Era ossessionato dal controllo: le prendeva il telefonino, verificava chiamate e messaggi, e a volte scriveva all'ex marito fingendo di essere Sara.

Ma nemmeno davanti agli amici riusciva a frenarsi. Sembrava provasse piacere a umiliarla, offendendola. Autoritario. E regista di ogni singola scelta di Sara: così voleva sentirsi. Una volta l'aveva perfino costretta a inviargli una foto per dimostrare che in quel momento si trovava effettivamente insieme alla madre, come lei gli aveva detto.

Si sentiva in scacco, Sara. Pian piano ogni suo spazio di libertà era stato eroso. Ma c'erano stati momenti in cui aveva anche sentito pulsare la paura. Per tre volte lui le aveva messo le mani al collo. La prima, nel maggio 2024, aveva temuto anche per il figlio che stava aspettando: era al settimo mese di gravidanza, e lui le si era avventato contro perché l'accusava di aver concepito il bambino con il suo ex marito. Nel febbraio dell'anno successivo era bastato che lei prendesse in mano il suo telefonino, abbassando la musica sparata a volume altissimo mentre il figlio dormiva, per scatenare la sua reazione violenta: le aveva messo un braccio attorno al collo. Per la prima volta era finita in Pronto soccorso e aveva avuto il coraggio di raccontare ciò che era accaduto.

Ma non l'aveva cacciato. Mentre lui continuava a promettere che si sarebbe calmato. Che avrebbe smesso con l'alcol. Un paio di mesi dopo, però, l'aveva aggredita ancora. Si era tranquillizzato per alcuni giorni, poi era tornato minaccioso, perché aveva intuito che Sara l'aveva denunciato. «Non ho fatto niente, sto cercando di smettere di bere», le aveva detto. Poi si era anche chiuso in bagno buttando giù birra e farmaci. Ma Sara aveva finalmente scelto. E nella sua vita non c'era più spazio per lui.

Georgia Azzali

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