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I VERBALI DEGLI INTERROGATORI

Chiara, la verità choc: «Così ho partorito e sepolto i miei figli in giardino»

Chiara, la verità choc: «Così ho partorito e sepolto i miei figli in giardino»

di Georgia Azzali

03 Dicembre 2025, 03:01

Due bambini. I figli che dice di aver sempre voluto, ma che ha sepolto sotto una manciata di terra nel giardino di casa. Chiara Petrolini, mamma per la prima volta nel maggio 2023, quando ancora non aveva compiuto 20 anni, e poi ancora il 7 agosto 2024. In quell'estate in cui tutti hanno scoperto il suo abisso. Per ora, davanti alla Corte d'Assise, ha scelto il silenzio. Lunedì scorso ha detto no all'interrogatorio, anche se non è escluso che, prima della sentenza, decida di fare alcune dichiarazioni spontanee. Ma nel frattempo i giudici hanno acquisito i verbali dei suoi interrogatori durante le indagini preliminari: per tre volte Chiara, accusata di duplice omicidio premeditato e aggravato dal rapporto di genitorialità, oltre che di soppressione di entrambi i cadaveri, si è trovata davanti ai pm e al comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri Domenico Giuseppe Sacchetti. Ma solo le prime due volte, il 2 e il 4 settembre 2024 decide di rispondere. Il 2 si presenta di sua iniziativa in Procura, anche se poi dalle dichiarazioni spontanee si passa all'interrogatorio. E parla del bambino nato nella notte tra il 6 e il 7 agosto, l'unico di cui si sa in quel momento. «Mi sono accorta di essere rimasta incinta verso fine gennaio-inizio febbraio (2024, ndr) perché non mi veniva il ciclo. E' nato il bambino, l'ho preso subito in braccio e l'ho tenuto un po': aveva gli occhi aperti, ma non emetteva suoni. Dopo un po' ero esausta: l'ho appoggiato su un letto matrimoniale e ho perso conoscenza. Mi sono svegliata, ho preso il bambino, ho sentito che non respirava, che non gli batteva più il cuore: la prima cosa che mi è venuta in mente è stata quella di seppellirlo nel mio giardino», spiega.

Quella sera, il 6 agosto, dice di essere tornata a casa verso mezzanotte, dopo una serata con gli amici. D'estate dorme solitamente in taverna, perché la temperatura è più gradevole. E fa così anche quella notte. Ma improvvisamente si sveglia «perché sentivo dei dolori forti, come se dovessi spingere - racconta -. Ho iniziato a spingere, ma non so quanto sia durato, poi è nato». Partorisce nella stanza sottostante a quella in cui i suoi stanno dormendo, ma nessuno sente nulla: né loro, né il fratello più piccolo, nemmeno il cane avverte qualcosa. Avvolge il piccolo in una salvietta ed esce passando dal garage. «All'inizio ho provato a seppellirlo in un lato del giardino, appena si entra, dietro una siepe, ma non sono riuscita a fare niente», dice. Perché la terra arsa dal caldo è dura come il cemento, così cambia area del giardino: «C'era una buca che fanno i cani: l'ho messo lì e l'ho coperto».

Azioni che si susseguono quasi in modo meccanico. E' come se Chiara dovesse portare a termine un «compito», spinta da un'energia inimmaginabile in una donna che ha appena partorito. E' la stessa ragazza che quella sera stessa raggiunge un'amica a Scurano, rientra a casa dopo mezzanotte e il pomeriggio successivo va dall'estetista. E il giorno successivo passa da un locale all'altro fino a poco prima delle 2, perché è attesa a casa per partire verso Malpensa, dove deve imbarcarsi per New York insieme ai genitori e ad altri amici di famiglia. Ma già all'arrivo, quando ancora tutti sono in aeroporto, arriva il primo messaggio di un'amica che chiede a Chiara cosa fosse successo a casa sua visto che c'erano i carabinieri. «L'ho detto ai miei genitori, e volevo tornare a casa perché io sapevo cosa era successo. Mia madre mi disse che noi non c'entravamo niente e che quindi ormai ci saremmo goduti la vacanza». Solo al ritorno, il 19 agosto, quando tutta la famiglia viene convocata in caserma e ormai il Dna ha dato una risposta certa sulla madre e il padre del bambino, Chiara fa le prime ammissioni ai genitori.

Abbozzi di verità. Ma anche menzogne. Come in quel primo interrogatorio del 2 settembre, quando dice di non aver mai fumato marijuana durante la gravidanza, cosa smentita da alcuni amici durante il processo, ma soprattutto nega di aver partorito l'anno precedente. «Mai», risponde agli inquirenti, che allora le chiedono perché abbia fatto ricerche online del tipo: «secondo parto dopo un anno», oppure «secondo parto, quanto durano le contrazioni». E, dopo un'interruzione chiesta dal difensore Nicola Tria, risponde: «Magari facendo una ricerca sulle gravidanze, poi si sarà finiti ad altre parole. Di certo - specifica - non ho mai avuto un'altra gravidanza prima di questa».

I resti del primogenito saranno trovati cinque giorni dopo quel primo interrogatorio, ma gli indizi sono già corposi, tanto è vero che sono proprio gli inquirenti a rinviare a un successivo incontro per ulteriori approfondimenti. E il 10 settembre 2024, giorno del nuovo appuntamento, Chiara decide di fare alcune dichiarazioni spontanee prima che cominci l'interrogatorio. E la confessione choc arriva subito: «Un anno e mezzo fa, a maggio (2023, ndr), ho partorito, solo che il bambino non era nato vivo, quindi l'ho sepolto nel mio giardino, come questa volta (la seconda, nell'agosto 2024, ndr). Anche lì non avevo detto niente a nessuno, perché era un periodo un po' pesante per la mia famiglia e poi perché avevo sempre paura del giudizio della mia famiglia e delle persone. Era un periodo pesante, perché c'era mia nonna che non stava bene. Poi, dopo, quando è arrivato quel giorno, non volevo fare tutto da sola, solo che quando è nato, non ho chiamato nessuno perché avevo paura». E subito dopo aggiunge: «Il bambino lo volevo, anche la prima volta, solo che la prima volta non me l'aspettavo perché non ero neanche fidanzata». Quando è nato il primogenito, infatti, lei e Samuel Granelli si erano lasciati, ma poi torneranno insieme.

A quel punto gli inquirenti le chiedono dettagli sul primo parto, che lei esclude sia avvenuto il giorno del saggio di pianoforte del fratello, come sostengono gli investigatori, anche se dice di non ricordare la data precisa. «E' avvenuto in camera mia - spiega -. I miei non c'erano, ma non ricordo dove erano andati. Il parto è durato poco, non mi ricordo. Quando è nato, ho provato a scuoterlo per vedere se respirava, ma era morto e allora mi è passato per la testa di metterlo nel giardino». Un maschio, come il secondo, nato verso le 9 di sera, con una gravidanza portata a termine senza che nessuno se ne accorgesse e senza fare alcuna visita, anche in questo caso. Le chiedono come l'ha seppellito, e lei risponde: «Con una salvietta, la buca l'ho fatta io con le mie mani e ho impiegato dieci minuti, non di più».

Come la seconda volta, è lei che taglia il cordone ombelicale con un paio di forbici prese in casa (e mai identificate), e poi dice di aver perso la placenta nel water, cosa però ritenuta piuttosto improbabile. Certo è che il secondogenito è morto per emorragia, causata dal taglio del cordone non clampato, mentre per il primo è stato impossibile stabilire con certezza la causa della morte, anche se gli inquirenti ritengono che si sia ripetuto lo stesso, drammatico, copione. Chiara insiste sul fatto che lei voleva quei bambini e che non aveva intenzione di occultare il suo stato, nonostante gli inquirenti le mostrino ricerche online su «come nascondere la gravidanza». Ma lei si giustifica: «Sono ricerche dettate dalla paura. Sono sempre andata vestita allo stesso modo». Gli inquirenti la incalzano anche sulla modalità dei parti, e lei spiega: «Ho partorito in piedi, sul pavimento». Sia la prima che la seconda volta. E quando gli inquirenti le chiedono come i bambini non siano caduti a terra, se li avesse dunque presi al volo. Chiara risponde semplicemente sì.

Georgia Azzali

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