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MALTRATTAMENTI

«Ti taglio le mani»: minacce e botte alla figlia 13enne. Genitori condannati

«Ti taglio le mani»: minacce e botte alla figlia 13enne. Genitori condannati

19 Dicembre 2025, 03:01

Le mani sul volto e le lacrime che le rigavano il viso. Quando l'insegnante era entrata in classe, nel dicembre del 2018, l'aveva trovata così, seduta al sul banco. Accanto a lei, 13 anni non ancora compiuti, una compagna che la consolava e le sussurrava: «Parla con la professoressa». E Linda (la chiameremo così), fuori dalla classe, aveva cominciato a distillare il suo dolore. «Quando prendo un'insufficienza a scuola, i miei genitori mi picchiano e mi minacciano con un coltello. Ma non dica nulla, loro non vogliono che parli». Nei mesi successivi, però, dopo che la madre era stata convocata a scuola, Linda si era presentata in classe con alcuni lividi sulle braccia ed era stata portata in Pronto soccorso. Accusati di maltrattamenti e lesioni, i genitori (lui, 61enne, nato in provincia di Latina, ma da anni a Parma; lei, 50, origini straniere) sono stati condannati a 1 anno e 4 mesi dalla giudice Francesca Merli, che ha dichiarato prescritto il reato di lesioni. La pena è stata sospesa. La pm Marirosa Parlangeli aveva chiesto la derubricazione del reato di maltrattamenti in quello meno grave di abuso dei mezzi di correzione.

Sono trascorsi ormai più di sette anni da quella confessione all'insegnante. E successivamente, per un periodo piuttosto breve, a dire il vero, Linda era stata inserita in una struttura protetta. Poi era stata lei stessa a voler fare ritorno a casa, e le era stato concesso. Tuttavia, di quel primo anno di scuola media, soprattutto, resta la paura. Il ricordo delle umiliazioni. Ma forse anche la consapevolezza di quanto lei fosse una ragazzina tenace, a volte forse un po' aggressiva. Eppure, dall'altra parte, così come aveva dichiarato la madre agli insegnanti, quando era stata convocata subito dopo le prime ammissioni di Linda, c'era un'estrema rigidità. Non solo. La mamma aveva anche ammesso di aver picchiato la figlia «a scopo educativo» e di averle spesso proibito di uscire se non con i genitori. «Forse non sono comportamenti corretti», aveva anche aggiunto. E sembrava anche disponibile a seguire un percorso di supporto alla genitorialità, come le era stato proposto, ma poi non aveva più contattato i servizi sociali.

Quei lividi sulle braccia, però, verso la fine di maggio del 2018, avevano fatto scattare la procedura d'urgenza: dal Pronto soccorso, da cui era stata dimessa con 10 giorni di prognosi, Linda era stata trasferita direttamente nella struttura d'accoglienza. Poco dopo, quando i genitori erano stati convocati dai Servizi sociali, il padre aveva ammesso di aver colpito Linda sulle braccia. «Perché lei mente - aveva spiegato -: dice di studiare, la mamma si è proposta di seguirla, soprattutto per i compiti di matematica, invece l'ho sorpresa che ascoltava la musica».

Sberle, ma anche calci, pizzicotti e, a volte, colpi con il bastone della scopa, con una cintura o la ciabatta: è ciò che Linda aveva raccontato. Ricordava tutto: il dolore, gli ematomi sul corpo. Anche le mani attorno al collo che ogni tanto entrambi i genitori le avrebbero messo, oltre agli insulti. Così come non riusciva a dimenticare la madre, con un coltello in mano, che le urlava: «Ti taglio le mani».

Georgia Azzali

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