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Paola Ghirardi, tutto l'ospedale saluta la «regina» del soccorso in volo

Paola Ghirardi, tutto l'ospedale saluta la «regina» del soccorso in volo

28 Dicembre 2025, 03:01

Quando è scesa dall'elicottero al termine di quello che è stato, dopo quarantacinque anni di servizio, il suo ultimo turno di lavoro, Paola Ghirardi non si aspettava di trovare, sulla pista del Maggiore, i suoi colleghi pronti a festeggiarla.

Un'organizzazione «carbonara» per celebrare l'ultimo giorno della 65enne parmigiana, prima operatrice e coordinatrice di volo sanitario, dal '91, un anno dopo la tragedia di Charlie Alpha, in servizio nell'elisoccorso. In realtà, però, lei, infermiera in Rianimazione, in quelle mansioni aveva già dato prova delle sue capacità dal 1988.

«Alla Paola non sfugge niente» è il commento di chi ha pianificato in tutta segretezza il saluto di ieri a quella che è una «colonna» del nostro ospedale. L'effetto sorpresa, comunque, c'è stato. Allegro e commovente allo stesso tempo.

L'ultimo giorno di lavoro in volo per lei è iniziato con un soccorso a Piacenza e poi è proseguito con un'emergenza nella zona di Bedonia. Quindi, l'atterraggio nel primo pomeriggio al Maggiore e, una volta toccato il suolo, la sirena di saluto dell'ambulanza e l'abbraccio di chi in questi anni ha avuto la fortuna di averla al proprio fianco. Sempre sicura, in ogni situazione.

«Una persona speciale - la tratteggia Antonio Pastori, direttore di Dipartimento del polo delle centrali operative, ieri presente assieme ad Adriano Furlan, direttore medico della centrale 118 ed elisoccorso -, dotata di rara capacità, genialità e schiettezza. Ha spesso tramutato in semplici anche le situazioni più complesse».

Pastori racconta quando diverse estati fa «salvò la vita a un tennista cinquantenne che, nel corso di una partita, aveva avuto un arresto cardiocircolatorio». Paola, al telefono, aveva subito dato ai custodi del circolo, che poco o nulla masticavano di soccorso, le istruzioni per utilizzare il defibrillatore. Sempre alla sua maniera, con chiarezza, sangue freddo e rapidità. «Quando è arrivato il personale sanitario - aggiunge - quell'uomo aveva già ripreso conoscenza e stava meglio».

«Per noi è stata una fortuna averla avuta - aggiunge Marco Boselli, coordinatore senior del 118 Emilia-Romagna -. Ho lavorato con lei anche in Rianimazione e posso definirla con due sostantivi: ordine e correttezza. Prima di tornare a Parma, dopo la tragedia di Charlie Alfa, da Bologna, nel '91 siamo rimasti a Modena dal 2 luglio al 16 settembre. Paola, oltre a fare i turni in Rianimazione, veniva anche a lavorare da noi e la sua abnegazione e il suo attaccamento al dovere sono stati un esempio».

E la festeggiata? «Non me l'aspettavo» commenta con una punta di commozione. Torna poi con la memoria all'inizio degli anni Novanta, quando per lei iniziò un periodo che la vide eccellere anche nell'organizzazione e nella formazione. «Ci siamo sempre impegnati - spiega come chi è ben conscio che il suo non è stato “solo” un lavoro - anche per lasciare qualcosa a chi avrebbe intrapreso questa professione». Una professione, che ha diviso con il volontariato per l'Africa e il Medio Oriente, «impegnativa, ma appassionante. Credo che sia il lavoro più bello del mondo. Ce ne saranno anche altri molto soddisfacenti, ma mai come questo». Al termine dell'ultimo turno, Paola lascia a chi rimane quello che Tucidide chiama «un possesso per sempre». Costruito in volo, sul campo, al telefono o a insegnare ai colleghi, specie ai più giovani, che, come conclude lei stessa, «da soli non si fa nulla e non si salva nessuno. Quello che conta è il gruppo». E a vederlo, il suo gruppo, che ieri si stretto a lei, è evidente quanto abbia lavorato bene.

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