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Parlano gli esperti dopo l'incidente di Crans-Montana

Anche a Parma potrebbe accadere una simile tragedia?

Anche a Parma potrebbe accadere una simile tragedia?

03 Gennaio 2026, 03:01

«È successo. Sarebbe bello poter dire che non accadrà più. Ma purtroppo non è così».

Mentre le campane della diocesi di Sion suonano a lutto, mentre nelle case dei 40 ragazzi periti nel rogo di Crans-Montana si piange e ci si dispera, mentre i medici lottano per salvare i feriti straziati, tra gli addetti ai lavori ci si interroga se questa tragedia potesse essere evitata. E' terribile dirlo: «L'incidente in Svizzera rappresenta l’ennesima tragedia annunciata».

Lo affermano gli esperti della Società italiana di medicina ambientale che ricordano come si tratti «dell'ultimo episodio di una lunga serie di disastri». E «purtroppo potrebbe accadere anche a Parma», aggiunge Fabrizio Finuoli, funzionario responsabile dell'Ufficio prevenzione del Comando provinciale dei vigili del fuoco. Lo dice con cognizione di causa: buona parte del suo lavoro e quello del suo ufficio è proprio dedicato a fare applicare le leggi. Ci sono: ma evidentemente non bastano.

«Da sempre noi svolgiamo, insieme ad altre forze dell'ordine, una serie di controlli mirati proprio per accertare violazioni potenzialmente pericolose come quelle che hanno determinato il dramma di Crans-Montana». Un incidente che, con ogni probabilità, nasce da una serie di concause che si sono assommate. E quando arriva la tempesta perfetta è difficile salvarsi. «L'ipotesi che si può fare è che si siano usate delle fiamme libere, come quelle delle fontanelle pirotecniche, in un ambiente con materiali non conformi alle leggi. E soprattutto in un locale non adeguato ad ospitare tante persone».

Sì, perché quello spazio seminterrato con una sola via d' uscita avrebbe forse potuto ospitare una cena di persone sedute a tavola e non una festa scatenata di ragazzi felici di ballare, brindare e bruciare l'anno vecchio. Le fiamme invece non hanno avuto pietà.

E che si tratti di un'emergenza non nuova lo dice la cronaca: cinque giorni fa ad Ariano Irpino, in provincia di Avellino, anche una festa di matrimonio ha rischiato di trasformarsi in tragedia: le fontane luminose sulla torta hanno innescato un incendio.  Il risultato è che lo sposo è finito in ospedale per le ustioni, duecento persone sono riuscite a scappare a fatica e un albergo è stato raso al suolo. «Eppure l'Italia è un paese dove c'è una forte sensibilità per questi argomenti dopo due roghi negli anni '80 che costarono la vita ad un centinaio di persone – prosegue Fabrizio Finuoli. - Sono state attivate delle procedure che hanno dato norme diverse per i locali di pubblico spettacolo da quelle, per capirci, dei bar. I locali da ballo, con capienza superiore a cento persone, devono avere l'autorizzazione dei vigili del fuoco e rispettare le regole per le vie di fuga, i materiali incombustibili e impianti gli antincendio». Per bar e ristoranti le leggi sono meno stringenti: ma ovviamente certi eventi non si possono organizzare. A Crans-Montana, invece, centinaia di ragazzi si sono dati appuntamento. E, con ogni probabilità, è bastata una scintilla di una fontanella per innescare i pannelli del soffitto. «Dai video si vede colare del liquido dal soffitto: se si fosse trattato di materiale idoneo questo non sarebbe successo».

Di queste cose, ovviamente, ora si occuperanno le indagini, le perizie degli esperti. Ma resta lo sgomento per quelle vite straziate. E, ancora, l'eco delle parole dell'ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado: «Le norme molto probabilmente non sono state rispettate». E' successo: facciamo in modo che non succeda più.

Luca Pelagatti

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