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PATTEGGIAMENTO

Taglia il braccialetto elettronico e continua a minacciare l'ex moglie

Taglia il braccialetto elettronico e continua a minacciare l'ex moglie

06 Gennaio 2026, 03:01

«Tu devi fare la mamma e mi devi cucinare». Glielo ripeteva più volte quando vivevano ancora sotto lo stesso tetto, ma avrebbe voluto imporre il suo ordine anche dopo la separazione. Dopo che Maria (la chiameremo così) aveva deciso di andarsene insieme ai figli da quella casa in cui avrebbe dovuto sempre e solo obbedire. Il più grande affronto, nel dicembre del 2024, era stata la sua decisione di vivere lontana da lui. Di scegliere di uscire dall'ombra. Inaccettabile per lui - 48enne, origini marocchine, ma da anni a Parma - che era diventato ancora più dispotico e aggressivo. Per mesi, fino all'estate dell'anno successivo, l'aveva minacciata e perseguitata. Violando anche un primo divieto di avvicinamento firmato dal giudice. Ma nemmeno il braccialetto elettronico, che poi gli era stato applicato, era servito: l'aveva tagliato poco più di un mese dopo che gli era stato imposto con tanto di divieto di avvicinamento all'ex moglie. Solo il carcere l'aveva fermato. E nei giorni scorsi, davanti al giudice Maurizio Boselli, ha patteggiato 3 anni. Oltre alle iniziali accuse di maltrattamenti aggravati e violazione del divieto di avvicinamento (nel gennaio 2025), la pm Antonella De Stefano ha aggiunto un'ulteriore violazione del divieto di avvicinamento (nell'estate del 2025) e il reato di danneggiamento per aver distrutto il braccialetto elettronico.

Undici anni più giovane, Maria. E l'illusione che insieme avrebbero potuto avere una vita serena in Italia: lavoro, opportunità, sogni da realizzare. Per la famiglia e per se stessa. Ma negli anni era arrivato il disincanto. E anche la nascita dei figli aveva in breve tempo accresciuto le tensioni. Fin dall'inizio lui era stato piuttosto autoritario, ma poi quell'atteggiamento aveva spazzato via tutto: dolcezza e affetto erano diventati ricordi lontanissimi per Maria. Che aveva subito, ma allo stesso tempo stava maturando consapevolezza e determinazione. Di potercela fare anche lontana da lui, con i suoi figli. Il lavoro, i colleghi e le amiche le avevano dato forza. Ma lui aveva reagito con violenza.

Era semplicemente inaccettabile che Maria soltanto desiderasse la sua autonomia. Così, nel dicembre del 2024, quando lei aveva fatto le valigie, le aveva fatto arrivare subito i primi segnali: aveva messo a soqquadro la casa innaffiando di candeggina gli abiti di Maria. Nei giorni successivi le aveva mandato una serie di messaggi di morte e poi l'aveva accusata: «Mi hai mandato in rovina».

Se lo ritrovava sotto casa a urlare insulti. E se lei non rispondeva, prendeva a calci il portone del condominio continuando a urlare: «Ti ammazzo». L'8 gennaio era stata costretta a farlo entrare in casa, altrimenti avrebbe sfondato la porta: «Oggi ammazzo qualcuno», aveva poi urlato portando la bambina più piccola sul balcone.

Tre giorni dopo era arrivato il primo divieto di avvicinamento, eppure si era presentato sul posto di lavoro di Maria. A fine maggio ne era scattato un altro, ma per altre tre volte aveva chiamato e inviato messaggi pieni di minacce all'ex moglie.

Insofferente a tutto. Capace solo di imporre la (propria) legge.

Georgia Azzali

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