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Milano Cortina 2026

Elisa Storti alle Olimpiadi: «Qui ambiente dinamico e multiculturale»

Organizzatrice di eventi e parmigiana di adozione

Elisa Storti alle Olimpiadi: «Qui ambiente dinamico e multiculturale»

20 Febbraio 2026, 03:01

C’è anche l’organizzatrice di eventi e parmigiana di adozione Elisa Storti tra i professionisti che lavorano alle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, nelle gare che si stanno tenendo in Val di Fiemme, tra Predazzo e Tesero. Nel suo ruolo di Event Services Supervisor si sta occupando dell’accoglienza spettatori e gestione del pubblico, cercando di garantire ai fortunati possessori dei biglietti di vivere al meglio l’esperienza olimpica, tanto prestigiosa quanto esclusiva.

Siamo all’ultima gara al Predazzo Ski Jumping, come sono andati questi giorni?

«Per me è un grandissimo privilegio essere stata selezionata per un evento di questa portata, che si è rivelato fin da subito molto più articolato e complesso di quanto immaginassi. Dal primo giorno ho percepito un forte entusiasmo e uno spirito di collaborazione diffuso tra tutti i team, elementi che hanno permesso di affrontare e superare efficacemente le inevitabili difficoltà organizzative».

Milano Cortina 2026 rappresenta la prima Olimpiade “diffusa” su un territorio ampio: questo ha comportato una moltiplicazione degli aspetti logistici e gestionali. Che ambiente ha trovato?

«Dinamico, energico e multiculturale, pur mantenendo una forte impronta italiana. La presenza di atleti, manager e volontari provenienti da tutto il mondo in Val di Fiemme, ha trasformato queste località in uno dei principali poli sportivi internazionali del momento. Nelle sedi di Predazzo e Tesero si sono svolti 21 eventi olimpici, con l’assegnazione di 59 medaglie e la partecipazione di oltre 2.900 atleti per 116 eventi complessivi».

Come è organizzato il suo lavoro?

«Ho ricoperto il ruolo di Supervisor nell’area Event Services. I turni di lavoro sono variabili in funzione del calendario delle gare. A parte gli atleti che vivono nel Villaggio Olimpico e seguono una dieta finalizzata ad ottimizzare le loro prestazioni. Trovi tutti: collaboratori, volontari, personale di sicurezza. C’è tutta l’Italia, e non solo».

I momenti indimenticabili che ha vissuto?

«Quello della gara rappresenta l’apice visibile di un lavoro organizzativo importante che parte da molto più lontano. Il Cio ha fortemente voluto valorizzare il coinvolgimento emotivo sia degli operatori sia del pubblico. Durante una visita alla Venue, in particolare al trampolino del salto, una delle discipline più seguite, abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci con un ex atleta di Predazzo, il saltatore Luca Gianmoena, che ci ha illustrato in modo molto coinvolgente l’intero percorso dell’atleta: dalla preparazione ai controlli tecnici, fino al momento della partenza. Trovarsi in cima al trampolino, nel punto da cui gli atleti si lanciano per compiere salti di decine di metri, è un’esperienza unica».

Come è stata l’affluenza alle gare in Val di Fiemme?

«Alcuni eventi erano sold out da giorni, mentre per altri non è stato tutto esaurito ma le tribune son state sempre piene. Ho avuto modo di parlare con gli spettatori, fan sfegatati arrivati da ogni parte del mondo, hanno saputo cogliere questa occasione irripetibile per vivere uno degli eventi sportivi più importanti al mondo in un contesto naturalistico straordinario: le Dolomiti. Le recenti nevicate hanno reso lo scenario ancora più suggestivo; le infrastrutture viarie sono state in ottime condizioni, i trasporti pubblici sono stati potenziati e la presenza delle forze dell’ordine è costante ed efficace. Oltre alle competizioni, si sono svolti numerosi eventi gratuiti in tutta la vallata. Questa Olimpiade è motivo di orgoglio collettivo e si respira un profondo rispetto per i cinque cerchi olimpici, segno tangibile dell’universalità e del valore culturale di questa manifestazione».

Qualche dato da poter condividere?

«Dal punto di vista operativo, l’intera organizzazione è supportata da circa 18.000 volontari, selezionati tra oltre 130.000 candidature provenienti da 160 nazioni. Si tratta di una macchina estremamente articolata, in cui il capitale umano è fondamentale quanto le nuove infrastrutture inaugurate per i Giochi. Anche il sistema dei servizi è dimensionato su scala straordinaria: solo nei Villaggi Olimpici e nelle aree di gara sono stati serviti fino a 11.000 pasti al giorno, con un’organizzazione alimentare calibrata sulle esigenze nutrizionali degli atleti e del personale operativo. Questi numeri danno la misura reale dell’impatto dei Giochi: non si tratta solo di competizioni sportive, ma di un sistema complesso, diffuso e altamente integrato, che coinvolge logistica, sicurezza, mobilità, accoglienza e comunicazione su scala internazionale».

Fit chek della divisa che indossi e ultime curiosità.

«Giacca per outdoor, strati di maglie termiche e felpate, cappellino, guanti e scarpe in gore-tex, zaino. L’abbigliamento è comodo e caldo. Ai volontari in aggiunta sono stati regalati, in base alle presenze, altri bellissimi gadget come un orologio o bicchiere termico. Una particolarità che abbiamo notato e che ci ha resi ancora più orgogliosi di essere parte dei Giochi è l’unicità del pattern, dei colori delle nostre giacche, son simili ma tutte con diverse sfumature tra loro. Immancabili le “Pins”, piccole spille di difficile reperimento, che rappresentano una delegazione nazionale, sono oggetti da collezione molto ricercati. E’ stato un continuo scambio alla pari tra volontari, spettatori e squadre. Sono il vero simbolo di appartenenza e presenza delle Olimpiadi».

red. sport

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