Porporano
In tanti la ricorderanno con stima e gratitudine, così come è stato per l'addio. Da quella piccola chiesa di San Pietro a Porporano, dove 30 anni fa era arrivata all'altare indossando il velo, Marzia Manara è partita per il suo ultimo viaggio, lasciando un «segno».
Nata il 20 gennaio del 1968, era cresciuta nel quartiere San Lazzaro, dove vive ancora papà Artemio. Dopo il liceo linguistico al Marconi, si è laureata in Lingue e letterature straniere con lode all'Università di Parma. Ma ancora prima, a 18 anni, aveva conosciuto in una domenica pomeriggio al Jumbo sotto il compagno di una vita. Quarant'anni di amore, di rispetto e condivisione. Dal matrimonio sono nate Alice e Agnese.
Dopo aver lavorato alla Bormioli Luigi nel settore commerciale, è stata assunta in Barilla come assistente di direzione nel 1998: «Tutti al rosario hanno ricordato Marzia - ha sottolineato il marito Daniele Archiani -: «un pilastro del passato e del futuro». E anche al funerale ho avuto grandi testimonianze di stima da parte della proprietà. E questo è stato molto importante per la nostra famiglia. Grazie».
Marzia Manara si è impegnata tanto anche nel sociale: è stata una delle organizzatrici del Grest di Porporano, precisa e attenta. E tutti si rivolgevano a lei, per le iscrizioni, per la mensa, per l'organizzazione dei volontari: nel tempo ha rappresentato un punto di riferimento, con un'impronta importante.
Nell'omelia, don Giacomo Guerra e il diacono Luciano Carpi hanno parlato di Marzia come di una persona sempre disponibile, con un cuore grande e che ha fatto tanto per la comunità. Il lavoro, la solidarietà, ma al centro la famiglia. E poi la passione per il ballo, per il boogie anni Cinquanta, per lo sci, la montagna, il trekking, anche in collina e in Liguria. E ancora, il nuoto, senza dimenticare la bicicletta, con cui ha percorso insieme all'inseparabile Daniele la scalata dello Stelvio e i Quattro Passi. Un lungo «cammino», fino al viaggio in Tanzania dello scorso agosto per i trent'anni di matrimonio, quando purtroppo ha cominciato ad accusare i primi sintomi di una malattia che l'ha portata in cielo in pochi mesi: «Anche quando soffriva dal dolore, il suo pensiero era per noi. E nonostante le diagnosi, ha dimostrato una forza incredibile. Mi diceva: "Mi spiace"». Eccola la lettera che il marito Daniele ha scritto per l'adorata Marzia: «Ma, Da, queste sono le abbreviazioni dei nostri nomi che usiamo per chiamarci, dolce donna conosciuta 40 anni fa, quando adolescenti abbiamo cominciato a frequentarci, tu in quinta liceo ed io da poco inserito nel mondo del lavoro, se mi giro e guardo indietro dico: di strada ne abbiamo fatta, percorrendola insieme anno dopo anno, crescendo, maturando e realizzando un po’ alla volta i nostri progetti come tutte le persone che si amano, abbiamo aspettato la tua laurea, il tuo ingresso nel mondo del lavoro e poi ci siamo sposati, proprio qui in questa bellissima chiesa. I primi anni abbiamo viaggiato tantissimo visitando posti meravigliosi, poi la gioia immensa di attendere Alice e a distanza di tre anni Agnese, le nostre ragazze, le abbiamo cresciute con tutto il nostro amore insegnando loro i valori della vita, vedendole diventare grandi, le abbiamo viste laurearsi e intraprendere il mondo del lavoro, noi nel frattempo abbiamo sempre continuato a coltivare i nostri interessi. Per l’anniversario del nostro 30esimo anno di matrimonio, avevamo un sogno nel cassetto: fare un viaggio straordinario con le nostre ragazze e così è stato, un’esperienza unica che la porteremo per sempre nel nostro cuore. Poi all’improvviso accusi questo malessere che continua ad accompagnarti non dandoti tregua: dopo varie visite il responso è devastante, tu come persona straordinaria ti concentri sulla malattia, agguerrita hai cercato con tutte le tue forze fisiche e caratteriali di sconfiggere tutto quel male che avevi in corpo, hai lottato fino all’ultimo barlume di speranza, ma lui era troppo forte e non ti ha concesso nulla, lasciando un dolore immenso a tutti noi e a chi ti voleva bene. E credimi che sono veramente tanti. L'amore che riuscivi ad esternare a chi ha avuto la fortuna di conoscerti e di frequentarti se lo porterà stretto nel proprio cuore, le nostre ragazze ne sono la prova di quanto loro ne hanno ricevuto. Ti amo e ti amerò per sempre, sarai con me in ogni dove, sperando un bel giorno di ritrovarti. Arrivederci, il tuo Da».
Mara Varoli
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