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tribunale

Picchia la madre e le impone riti «folli»: condannato a 3 anni e 4 mesi

Anni di botte, poi la fuga in farmacia che ha svelato gli abusi

Picchia la madre e le impone riti «folli»: condannato a 3 anni e 4 mesi

21 Febbraio 2026, 03:01

Aveva sempre sofferto - e sperato - in silenzio. Non riusciva a puntare il dito contro quel figlio che aveva avuto quando era poco più che una ragazzina. Più volte le era capitato di osservare i lividi che le coprivano braccia e gambe, eppure quel segreto rimaneva dentro di sé. Fino a un giorno di gennaio del 2025, quando era scappata da una finestra e si era rifugiata in una farmacia, a pochi metri da casa, per chiedere aiuto. «Temevo mi uccidesse», aveva poi detto ai carabinieri. E poi aveva distillato tutto il suo racconto di dolore. Aveva messo a nudo lo strazio e l'impotenza di dover assecondare quel figlio anche nelle sue pretese più bizzarre: mentre lui pregava in cucina, guardando il cielo fuori dalla finestra, pretendeva che lei lo facesse insieme a lui o lo stesse ad osservare. Oppure, al mattino, prima di alzarsi da letto, la costringeva a ripetere «1, 2, 3, 4, già, già, già» e le stringeva la mano destra, ma se lei sbagliava qualche passaggio, diventava furente. Accusato di maltrattamenti aggravati e lesioni, l'uomo - 47enne, origini cubane -, rinchiuso da mesi in carcere, è stato condannato a 3 anni e 4 mesi (con rito abbreviato) dalla gup Gabriella Orsi. La difesa aveva chiesto la perizia psichiatrica, ma la giudice non ha accolto la richiesta: lo scorso anno, tuttavia, la consulente nominata dal pm aveva concluso per la totale capacità di intendere e volere, pur diagnosticando un disturbo narcisistico.

Un'esistenza complessa, tuttavia fino al 2020 non era mai stato violento con la madre. E la prima volta, Maria (la chiameremo così) era rimasta paralizzata dalla paura: dopo una banale discussione, l'aveva colpita con una serie di calci a una gamba tanto da costringerla poi a camminare per un mese con una stampella.

Si sentiva divorare dall'ansia, così diceva, e solo quando assumeva i farmaci con continuità riusciva a rimanere piuttosto tranquillo. Ma anche quella con le medicine era una guerra. E quando non le assumeva, tornava il figlio insolente. Aggressivo. Violento. Come un giorno di fine marzo del 2021, quando lei aveva mostrato un certo scetticismo nel momento in cui lui le aveva detto di essere perseguitato: aveva sfilato un coltellino dalla tasca e lo aveva passato sul pollice della madre.

Nove punti di sutura. Eppure, non era riuscita a denunciarlo. Inventava scuse. Con i medici. Con se stessa. Nonostante fosse sfinita anche per i «riti» a cui anche lei era sottoposta: a volte doveva imboccarlo o dondolarlo sulla sedia mentre lui recitava alcune litanie. Prima delle 3 o addirittura delle 5 di mattina, non poteva dormire perché lui le imponeva di rimanere in piedi per ore nella sua camera per vedere che effetto avrebbero avuto i farmaci dopo che li assumeva. Di giorno, poi, scattava una miriade di foto e faceva un'infinità di video per documentare ciò che avveniva. E la madre doveva stargli accanto.

Nel 2024 era diventato sempre più brutale. Fino a quel giorno in cui Maria era stata costretta a fuggire: i colpi al torace l'avevano lasciata senza respiro. Una gamba, schiacciata a terra dal peso di lui, sembrava stesse per spezzarsi. Ma era riuscita a sgusciare via.

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