NOCETO
Poco più che un ragazzino, eppure padroneggiava l'arte della truffa. A 18 anni aveva già imparato bene la tecnica del «finto maresciallo», ma il 7 febbraio scorso non poteva prevedere di incappare in qualcuno con l'occhio particolarmente attento. Verso mezzogiorno era sgusciato via dalla casa di una 95enne con un bottino di soldi e oro e poco dopo aveva incrociato una pattuglia di carabinieri. Si era anche lanciato in un'inutile corsa tra i campi verso la via Emilia, per poi dover capitolare consegnando i 2.060 euro e tutti i monili (per un valore totale di quasi 10mila euro) rubati poco prima. Accusato di furto aggravato in concorso, perché il blitz era stato sicuramente orchestrato insieme a un complice (rimasto ignoto), il 18enne, in trasferta da Caivano, ieri ha patteggiato 2 anni e 5 mesi davanti alla giudice Francesca Merli (pm Marirosa Parlangeli). La pena, anche se superiore ai 2 anni, è stata sospesa perché il ragazzo non ha superato i 21 anni.
Solito sistema, nemmeno particolarmente ingegnoso. Ma spesso efficace, perché le vittime hanno quasi sempre le stesse caratteristiche: donne anziane e sole. E anche quel giorno la banda era andata a colpo sicuro. Poco dopo le 11 era squillato il telefono fisso nella villetta, l'ultima in quella strada confinante con i campi. «Buongiorno signora, sono della Guardia di finanza: dobbiamo fare degli accertamenti sulla sua carta d'identità perché è stata usata per acquistare un'auto poi utilizzata per compiere dei reati», si era sentita dire.
Un profluvio di parole che l'avevano confusa. Ma soprattutto erano cominciate le palpitazioni. E la paura cresceva. Così, la via d'uscita che subito dopo le era stata prospettava dall'uomo al telefono le era parsa ragionevole: un maresciallo sarebbe ben presto arrivato per controllare se ci fosse della refurtiva nella villetta. Per questo, lei avrebbe dovuto tirare fuori soldi e gioielli tenuti in casa, «anche il denaro che ha detto sua figlia», aveva aggiunto la voce anonima. E alla parola «figlia» lei non aveva avuto più dubbi: avrebbe dovuto seguire tutte le indicazioni ricevute. A partire dall'ordine di rimanere in linea.
Così, attaccata alla cornette, aveva messo insieme le banconote, dettando anche i numeri seriali alla voce anonima. Poi, le era stato chiesto di prendere i preziosi appoggiandoli su un tavolo in modo che potessero essere fotografati. Era rimasta al telefono una mezz'ora, anche quando il giovane (finto) maresciallo della Finanza era entrato mettendosi subito in tasca i soldi e l'oro. «Sarà mica un furto?», le era uscito. Mentre l'altro era sgattaiolato via sussurrando «no, no». E quando era entrata in casa la figlia, nei minuti successivi, la pensionata era ancora al telefono con uno dei due truffatori.
Mentre l'altro aveva fatto poca strada. Bloccato dai carabinieri e portato in caserma, aveva poi incrociato lo sguardo dell'anziana arrivata pochi minuti dopo per fare denuncia. E lei era stata decisa: «E' stato lui».
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