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Giustizia amministrativa

Tar, crescono i ricorsi definiti e quelli pendenti

Focus sulla Carta del docente tra ritardi ministeriali ed emergenza contenziosi

Tar, crescono i ricorsi definiti e quelli pendenti

28 Febbraio 2026, 03:01

Il giudizio è quasi sempre scontato: con il Ministero della pubblica istruzione il più delle volte «bocciato» al Tribunale amministrativo regionale. Ministero che però ci riprova come per una prassi. È della «carta del docente» che si parla, il bonus annuale di 500 euro per l'aggiornamento che molti insegnanti si vedrebbero riconosciuto solo dopo l'intervento del giudice. Un prender tempo del Ministero che è un perder tempo per insegnanti e Tar subissati di controversie. In tutt'Italia. A Parma (sede competente anche per Piacenza e Reggio Emilia) dalle 145 del 2024 si è passati alle 413 del 2025. «Una mole che non può non avere conseguenze su tutto il resto» allarga le braccia Italo Caso. Sono stati 778 i ricorsi depositati nel 2025, quando nel 2024 erano stati 450. Così, nonostante l'aumento dei ricorsi definiti (682 contro i 557 del 2024 e i 412 del 2023) sono cresciute anche le cause pendenti: nel 2025 erano 683, dopo che nel 2024 erano scese a 579 dalle 689 del 2023.

È la quarta volta in cui Caso indossa la toga di presidente del Tar di Parma per l'inaugurazione dell'anno giudiziario. La sede, per la terza volta - dopo il trasloco da Palazzo Pallavicino nella Cittadella della giustizia - è l'auditorium del Carmine. Nella sala, magistrati, avvocati, autorità civili e militari delle tre province. Atmosfera di sobria solennità amplificata dal breve concerto d'apertura: musiche barocche, prima degli inni europeo e italiano (alla tromba, Irene Bartoli e Michele Perra, della classe del maestro Fabio Caggiula; al corno, Sabrina Londero e Abel Braescu, allievi della maestra Elisa Bognetti).

«L'esercizio delle mie funzioni - sottolinea Italo Caso, al cui fianco siedono le giudici Caterina Luperto e Paola Pozzani - è agevolato, potendomi avvalere di colleghi competenti e disponibili e di personale amministrativo attento e affidabile, oltre ad avere quali interlocutori avvocati consapevoli dell'importanza della funzione svolta e della centralità del suolo che l'ordinamento riconosce loro». Parole che riecheggiano quelle pronunciate gli scorsi anni, alle quali si associeranno nei loro interventi i rappresentanti degli avvocati. Come in passato, il presidente ricorda l'impegno nel contrasto alle infiltrazioni mafiose. I provvedimenti cautelari sono legati a un «attendibile grado di verosimiglianza, sulla base di indizi gravi, precisi e concordanti, sì da far ritenere “più probabile che non” il pericolo di infiltrazione mafiosa».

Emergenza tutt'altro che remota, come dimostra il numero dei ricorsi depositati: per informativa antimafia sono stati 31 nel 2025, a fronte dei 17 del 2024. Un balzo notevole, così come quello dei ricorsi presentati da stranieri, che tornano a salire: dai 72 del 2024 ai 93 dello scorso anno. Da zero a sette sono passate le controversie sul fronte previdenza e assistenza, da una a quattro quelle sulla sanità pubblica. Crollano invece i ricorsi sugli appalti di pubblici servizi: dai 12 del 2024 ai 2 dello scorso anno. E così, in totale, si arriva ai 778 ricorsi del 2025 contro i 450 dello scorso anno. Il «più 268» degli insegnanti incide non poco: urge risolvere il problema alla radice, senza più passare dai Tar.

Anche perché altri nodi sono stati sciolti. Come ricorda Luca Lamberti, del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa «sono stati conseguiti in largo anticipo gli obiettivi del Pnrr: erano stati fissati al giugno del 2026 e sono stati raggiunti al 31 dicembre del 2024». Altro problema, semmai riguarda la «scopertura del 17 per cento dei magistrati». Sottolineata la necessità che le istituzioni «evitino di essere autoreferenziali», il consigliere di Stato ricorda come il diritto amministrativo sia «lo specchio della società».

Il clima collaborativo tra gli attori della giustizia amministrativa è ribadito da Marta Rolli, della Società avvocati amministrativisti dell'Emilia-Romagna e da Matteo de Sensi, dell'Ordine degli avvocati. «Ho molto apprezzato il richiamo all'articolo 3 della Costituzione (che sottolinea l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, ndr)» dice De Sensi, ringraziando oltre al personale amministrativo del Tar quello di Procura e Tribunale.

È Simona Della Casa, richiamando all'uso di un linguaggio «morale, tecnico e competente», a sottolineare i rischi per la professione legati al dilagare dell'uso dell'Intelligenza artificiale. «Le nuove leve - spiega la rappresentante degli Avvocati amministrativi - non stanno seguendo ma subendo questo percorso». Benedetto Ghezzi, segretario nazionale dell'Unione avvocati enti pubblici ricorda come «una giustizia amministrativa efficiente è quella che contribuisce ogni giorno a rendere migliore l'amministrazione pubblica e a migliorare il suo rapporto con i cittadini».

Lorenzo Bonomi, dell'Associazione italiana giovani avvocati, infine richiama in causa l'Intelligenza artificiale. «L'avvocato - spiega - deve garantire anche la trasparenza: oltre a quello ai dati deve più chiedere l'accesso agli algoritmi. Dobbiamo essere sentinelle di un sistema Paese che deve imparare a correre senza dimenticare la legalità».

Roberto Longoni

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