Mi ha ricordato un bellissimo film indiano, «Mura». In un carcere, uno scrittore si innamora, ricambiato, di una detenuta: ma i due non si sono nemmeno mai visti. Non possono: tra loro c'è la barriera che divide la sezione maschile da quella femminile. Mi hanno ricordato quei due, Dorothy e Gene, rispettivamente 88 e 89 anni. Insieme, mano nella mano, ne hanno trascorsi oltre 60: hanno visto e passato di tutto, ma nulla è riuscito a dividerli, a separarli. Tranne il coronavirus. Gene è ricoverato in una casa di cura dello stato di Washington: è lì che lei va ogni giorno, a fatica, appoggiandosi da una parte a un bastone e dall'altra a uno dei figli. Non può toccare il marito, ma può almeno vederlo: li separa un vetro, una finestra. La stessa su cui Dorothy appoggia la mano, in cerca di quella di Gene. Il vetro che separa anche noi da quella che prima credevamo fosse la normalità e non sapevamo che invece era la felicità. Ma l'amore è misterioso, ha anticorpi potenti e invincibili. Se non è la cura è sicuramente la soluzione.
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