"Qui possiamo ancora abbracciarci": può accadere in Antartide, l’unico continente sfuggito alla pandemia di Covid-19. Affrontare l’inverno lì è dura, immersi nel buio in un’interminabile distesa di ghiaccio e con temperature che in questi giorni scendono fino a 80 gradi sotto zero, anche 90 con l’aiuto dei venti: «per questo quando siamo partiti le nostre famiglie erano preoccupate per noi, ma ora accade il contrario: ci dicono 'per fortuna lì siete al sicurò e siamo noi a essere in pensiero per loro», dice all’ANSA il fisico dell’atmosfera Alberto Salvati, responsabile della base italo-francese Concordia.
«Qui possiamo ancora abbracciarci», dice Loredana Faraldi, anestesista e rianimatrice dell’ospedale Niguarda di Milano. «Qui sono utile, ma lì potrei dare una grande mano». I sentimenti provati da ogni membro dell’equipaggio sono contrastanti, mentre la pandemia colpisce i loro Paesi. «Non è facile descriverli: da un lato - dice Salvati - ci si sente previlegiati perchè qui non è arrivato il virus, ma questo sentimento è sopraffatto dal dispiacere di non poter essere vicini ai nostri affetti. Sappiamo di essere lontani e di non poterli aiutare».
Quando partiamo per l’Antartide «sappiamo che per nove mesi saremo isolati e che non potremo andare via in nessun caso, ma adesso - prosegue - i nostri amici dall’Italia ci dicono: voi almeno potete uscire», anche uscire significa affrontare un pericolo costante. «Da qui aiutiamo parenti e amici a vivere isolati, molti ci dicono che preferirebbero stare qui. Prima del coronavirus questo luogo era percepito come pericoloso. Adesso - conclude Salvati - familiari e amici sono meno preoccupati per noi. Siamo noi preoccupati per loro.
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