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GIORNO DELLA MEMORIA

Quel treno che deportò gli ebrei da Firenze nel 1943: la cerimonia al binario 16, per non dimenticare - Foto

Il 9 novembre 1943 partirono i convogli piombati con i prigionieri ebrei dalla stazione di Santa Maria Novella

27 Gennaio 2023, 14:02

«La memoria è lo strumento per non far accadere più certe atrocità, il dramma» dello sterminio nazista «è il momento più drammatico e brutto che l’umanità abbia mai vissuto. Qui a Firenze il luogo simbolico è il binario 16 dove partivano i treni che portavano le persone nei campi di sterminio». Lo ha detto il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, in occasione del Giorno della Memoria, proprio al binario 16 della stazione di Firenze Santa Maria Novella dove il 9 novembre 1943, partirono i convogli piombati con i prigionieri ebrei.

Per il Comune di Firenze erano presenti, tra gli altri, il sindaco Dario Nardella, l’assessore Sara Funaro, il presidente del Consiglio comunale Luca Milani. «Firenze ricorda con grande partecipazione quel terribile anno, il 1943 - ha affermato Nardella -. La memoria e la cultura sono gli antidoti più potenti contro l’antisemitismo e contro ogni forma di violenza e discriminazione. Oggi i fenomeni di antisemitismo si vedono e sono in aumento: tre giorni fa abbiamo avuto l’ennesima segnalazione di alcune pietre d’inciampo imbrattate da alcuni vandali. Ma qui non c'è solo vandalismo, ma un sentimento di antisemitismo che va incessantemente combattuto. Non possiamo abbassare la guardia». 

La cerimonia dell'Università di Firenze
In occasione del Giorno della Memoria 2023, la rettrice dell’Università di Firenze Alessandra Petrucci, ha ricordato stamani gli universitari fiorentini allontanati da aule e cattedre, a seguito delle leggi razziali. Petrucci ha deposto una corona di alloro davanti alla lapide che si trova nell’atrio del Rettorato a Firenze.
«Commemorare significa cercare di custodire insieme un ricordo condiviso - ha detto Petrucci - che, come singoli e come gruppi, ci consenta di mantenere la rotta, di tenere saldo il timone, di non sbagliare la via, di non sbagliare di nuovo. La storia è uno strumento indispensabile per capire, ma, da sola non basta: la storia è una scienza. La storia deve farsi memoria, per uscire dai libri e risuonare, forte, nelle menti e nei cuori. Solo in questo modo - ha concluso Petrucci - ciò che è avvenuto potrà non ripetersi mai più». 

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