Sanità
Cinque infermieri e un medico in servizio nel pronto soccorso dell’ospedale Maria Vittoria, a Torino, sono stati aggrediti nei giorni scorsi nel corso di un parapiglia che ha riguardato alcuni nomadi. L’episodio è dei giorni scorsi. Oggi il direttore generale dell’Asl Città di Torino, Carlo Picco, ha visitato la struttura per incontrare i sanitari e «valutare - come si spiega in una nota - nuove misure da mettere in campo per prevenire e contrastare le violenze». Picco parla di «escalation di aggressioni che non può più essere tollerata» e ringrazia la Prefettura «per il grande sostegno e la grande collaborazione che ci sta offrendo».
Secondo quanto ricostruito, due gruppi si sono affrontati dopo un investimento volontario nei pressi del Maria Vittoria. L'Asl di Torino sottolinea che, al di là dell’origine della lite, situazioni del genere si ripetono con frequenza perché «personaggi di ogni tipo ed etnia portano quotidianamente turbativa e pericolo nei nostri pronto soccorso». I nomadi inoltre «seguono in massa i loro congiunti creando spesso situazioni di degrado, accattonaggi, danneggiamenti e aggressioni a operatori e utenti».
«A prescindere dall’etnia - dichiara Maurizio Marrone, assessore regionale all’integrazione socio sanitaria - quando dei balordi arrivano a colpire gli operatori che in quel momento stanno cercando di compiere il proprio dovere serve che le istituzioni applichino il pugno duro. Tolleranza zero. Spiace però constatare che certe situazioni si verifichino sempre più spesso a Torino e non in altre città del Piemonte. Anni di buonismo stanno dando i loro frutti».
«Il nostro sdegno - interviene Roberto Ravello, consigliere regionale Fdi - è più vivo che mai. A breve porteremo in Consiglio Regionale la costituzione automatica di parte civile della Regione in casi come questi. E’ un segnale tangibile di vicinanza: le istituzioni non arretrano».
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