lettere al direttore
Lettera al direttore
Signor direttore, ricordo che quando ero piccolo il medico veniva a casa a curare i pazienti. Estate e inverno, in sella alla bicicletta o su un'auto che sembrava sfasciarsi ad ogni scossone il dottore percorreva anche molti chilometri pur di assistere i pazienti.
In cambio di gratitudine e di un sorriso, a volte, riceveva un salame. Era in grande considerazione.
Poi i tempi sono cambiati, i medici sono diventati operatori nominati da Enti statali, regionali o locali ed hanno perso il contatto col paziente che deve approcciarsi alla medicina seguendo un iter burocratico che impedisce addirittura di scegliere il medico di fiducia dovendo accettare quello designato dall’Ente anche se la prestazione viene pagata.
Al posto del salame oggi c’è il ticket, in aggiunta ai contributi che il cittadino versa per l’assistenza medica. Insomma lo Stato si fa pagare due volte, ma il servizio è dimezzato, se non carente. Almeno i medici avranno trovato assistenza e collaborazione!
E invece no: i sindacati e i partiti hanno trovato terra vergine da coltivare.
E così e cominciata la caccia al primariato, non per meriti scientifici, ma per appoggi e raccomandazioni degli amici degli amici. I medici condotti diventavano medici di base operando all’interno delle strutture ospedaliere con uno stipendio, a dir poco, indecoroso. Poi gli enti ospedalieri divennero Aziende sanitarie. Già il nome dice che poco avevano a che fare con la sanità, ma piuttosto con l’economia essendo propria caratteristica di un'azienda produrre profitto.
Le aziende cercarono di ottimizzare i servizi e cioè risparmiare su tutto, anche e soprattutto sul personale. Gli stipendi non aumentarono, in compenso gli operatori vennero sfruttati con un maggior numero di ore lavorative. Risultato: chi ha potuto è andato in altri Paesi, diminuendo gli organici e allungando le liste d’attesa.
Oggi abbiamo ottimi medici che non vengono utilizzati per quello che sono in grado di fare, ma come impiegati a sostenere una sanità malata. Le liste si allungano. le attese per la cura diventano esponenziali: intanto i malati aspettano e muoiono.
Eppure hanno pagato fior di tasse per la sanità. Ovviamente ai medici dovrà essere riconosciuto un giusto compenso. La sanità è malata, ma può essere curata senza ideologia.
Per tornare alla vera sanità sarà necessario smantellare la cricca di compiacenze politiche sindacali e valorizzare i medici per quello che sono capaci di fare.
Vianino, 13 aprile
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