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Gli Audience e la casa maledetta

di Michele Ceparano

29 Ottobre 2021,14:29

A cinquant'anni dalla sua pubblicazione, “Il disco” va alla riscoperta di un album e di un gruppo dimenticati da molti, ma molto apprezzati tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta. Nel '71, infatti, la band inglese degli Audience dava alla luce “The house on the hill”, terzo lavoro del gruppo londinese e “perla” del progressive rock. Considerati successivamente un gruppo “minore”, gli Audience erano molto apprezzati nei piccoli club e nei college dell'Inghilterra di quel periodo. Trascinati da Howard Werth, voce e chitarre,  e accostati spesso come sound a una leggenda del prog come i Van Der Graaf Generator di Peter Hammill, gli Audience ebbero vita brevissima dal momento che si sciolsero l'anno successivo, dopo aver pubblicato “Lunch”. “The house on the hill” è, dunque, un lavoro interessante sul piano musicale ma anche, nonostante la non eccessiva lunghezza dei pezzi, anche sul piano testuale. L'album esplora soprattutto il lato oscuro dell'uomo, attraverso una galleria di personaggi e situazioni da brivido. Un'atmosfera “dark” molto amata dai gruppi progressive e dai loro fans, come dimostreranno in quegli anni band come gli stessi Van Der Graaf Generator, ma anche, per citarne solo alcune, i Genesis e gli Alan Parsons Project.

L'album ruota attorno ad alcuni brani di grande suggestione a partire dalla title track. “The house on the hill”, impreziosita da un assolo di sax di Keith Gemmell, racconta, infatti, di una casa maledetta. Una di quelle che sembrano uscite dalla fantasia di Edgar Allan Poe o  H.P. Lovecraft. Un luogo dove si pratica la magia nera e da cui girare alla larga, dominio del King Rat, il re dei topi, personaggio presente anche in “Sally”, canzone di Fabrizio De André, contenuta nell'album “Rimini” che si sarebbe ispirato a un film di Alejandro Jodorowsky.

La galleria di immagini sinistre create dagli Audience comprende anche “Jackdaw”, in cui il protagonista è un ladro e “I put a spell on you”, cover del brano del '56 di Screamin' Jay Hawkins, rocker delle origini noto, oltre che per la voce, per le coreografie macabre a base di teschi e simboli vudù durante le esibizioni (una sua performance travolgente si trova anche su youtube, autentica miniera di immagini). “I put a spell on you” venne rifatta, oltre che dagli Audience, anche da altri gruppi e artisti come Nina Simone, Joe Cocker,  David Gilmour, Marilyn Manson e Creedence Clearwater Revival. Quello cantato dagli Audience è un mondo senza speranza in cui anche l'amore è un'impresa ardua (You're not smiling”) e l'incomunicabilità tra generazioni è all'ordine del giorno (“Eye to eye”). La strumentale “Raviolé” arriva quasi come un momento di pausa dagli incubi. Gli Audience non avranno vita lunga. Dopo “Lunch” e un tour negli Usa che non avrà successo, anche a causa dei continui dissapori tra i membri del gruppo, la band, che in carriera venne utilizzata anche come gruppo di spalla dei Led Zeppelin, si scioglierà nel '72. Torneranno, però, in attività nel 2004 con il live “Alive&kickin'&screamin'&shoutin'” e la loro nuova avventura sarà funestata dalla morte di John Fisher, che aveva sostituito il batterista Tony Connor. 

audience. house on the hall YouTube 

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