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Jethro Tull, troppo vecchi per il rock 'n' roll?

Jethro Tull, troppo vecchi per il rock 'n' roll?

di Michele Ceparano

19 Novembre 2021,03:34

Nel 1976, un anno prima di “Songs from the wood”, i Jethro Tull, leggendario gruppo prog, pubblicano “Too old to rock 'n' roll: too young to die!”. Si tratta di un concept album - com'era tradizione a quei gloriosi tempi, nonostante già quarantacinque anni fa il progressive rock fosse ormai in crisi - pensato da Ian Anderson e David Palmer per un musical. Poi, come avvenne con “War child”, non se ne fa nulla.

Copertina provocatoria dove il protagonista somigliante ad Anderson si cimenta nel “gesto dell'ombrello”, il concept racconta del vecchio rocker Ray Lomas che non accetta il fluire - e il finire - del tempo. Nella title track, pezzo centrale di tutto il lavoro, è raccontata la sua morte, lanciato a tutta velocità sulla sua moto in autostrada. Il personaggio, protagonista anche del fumetto che si trova nell'album (una delle tante copertine leggendarie dei Jethro Tull), giganteggia, da vero titano del rock, anche in “Crazed institution”, sulla vita di una rockstar, “Taxi grab”, su un furto di taxi, con ogni probabilità compiuto dallo stesso Ray, nella “giungla d'asfalto” cittadina e “From a dead bet to an old greaser”.

Giudicato da molti il loro album meno convincente della produzione degli anni Settanta, va, però, sottolineato che i Jethro Tull avevano già sfornato autentici capolavori come “Aqualung”, “Thick as a brick”, “A passion play” e, l'anno prima di “Too old” (verrà chiamato così per brevità), “Minstrel in the gallery”. Opere contro cui il confronto forse non regge. O fatica a farlo. Ma “Too old” comunque tra i fans della band britannica ha numerosissimi estimatori e contiene pezzi che, se scritti oggi, farebbero gridare al miracolo.

Sono, infatti, tutti brani interessanti “Quizz kid”, sul tipico partecipante ai quiz televisivi, la bella e acustica “Salamander” e “Big dipper”, il cui protagonista è ancora Lomas e parla di una banda di ragazzotti che nel fine settimana sciama in città. Oppure “Pied piper”, dove il pifferaio magico di Hamelin è sempre il rocker, ormai avanti con gli anni, qui nel ruolo di seduttore di giovani donne. Il “gran finale” è con “The chequered flag (Dead or alive)”, dove la bandiera a scacchi delle corse automobilistiche simboleggia il calare del sipario.

Nel 1976 il prog entra in crisi, ma non certo i Jethro Tull che, anzi, vivono una sorta di seconda giovinezza con altri storici album, il già citato “Song from the woods” l'anno dopo, e dal 1978 al 1982 con almeno tre lavori di altissimo spessore: “Heavy horses”, che contiene “One brown mouse”, “Stormwatch” e “The broadsword and the beast”. Dischi in linea con un mito che vive ancora. Diciannove anni dopo il loro ultimo lavoro in studio, a fine gennaio, infatti, uscirà il loro ventiduesimo album, “The zealot gene”.

© Riproduzione riservata

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