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IL DISCO

“Thick as a brick”, un altro capolavoro dei Jethro Tull

“Thick as a brick”, un altro capolavoro dei Jethro Tull

di Michele Ceparano

07 Gennaio 2022,14:15

L'anno dopo “Aqualung” i Jethro Tull, di cui il 28 gennaio è prevista l'uscita di “The zealot gene” (il video di un brano, “Shoshana sleeping”, è già su Youtube), ultimo album dopo quasi vent'anni di silenzio come band, pubblicano “Thick as a brick”. Un altro capolavoro e forse l'album più importante della loro lunga produzione. Il lavoro che quest'anno festeggerà i cinquant'anni (è uscito, infatti, all'inizio del 1972) è anche un grande successo che si piazza al primo posto della classifica delle vendite negli Usa e in Italia, e al quinto nel Regno Unito. Non è un caso, dunque, che anche questa rubrica apra proprio con “Thick as a brick” il 2022, quale simbolo di un periodo d'oro della musica e del rock progressivo in particolare. Proprio nello stesso anno, per citare un esempio, i Genesis pubblicheranno “Foxtrot”. Insomma, il prog va ancora forte e non è solo musica da ascoltare, ma anche testi da leggere e, in parecchi casi, da interpretare.

Considerato il primo vero album prog della band capitanata da Ian Anderson, è infatti un concept album composto da un unico brano, diviso in due parti. I testi, nella finzione, sono opera di Gerald Bostock, bambino prodigio vincitore di un concorso di poesia, ma poi squalificato per aver pronunciato una parolaccia. Le sue “gesta” si possono leggere sulla copertina, come tante dei Jethro Tull entrata anch'essa nella storia nella rock, in cui è riprodotto il St. Cleve Chronicle, quotidiano immaginario come immaginario è il protagonista. Una lunga serie di notizie inventate ad arte che costò alla band un grande impegno, ma tutte da leggere. Nel 2012 questa storia ebbe un seguito, quando Anderson pubblicò il sequel “Thick as a brick 2. Whatever happened to Gerald Bostock?” che, senza replicare il successo della “prima puntata”, resta comunque un album molto interessante.

Tornando al primo, leggendario lavoro, il testo è, da buon concept prog, piuttosto criptico, ma può anche essere divertente per chi voglia misurarsi con doppi sensi e giochi di parole, già a partire dal titolo, “duro come un mattone” e, quindi, poco intelligente (da queste parti si direbbe “duro di comprendonio”). Un titolo, slang del nord dell'Inghilterra dove Anderson aveva trascorso parte della sua adolescenza, che si presta, però, anche a doppi sensi molto più maliziosi.

Comunque, una grande opera rock fin dai primi accordi e versi. Quel “Really don't mind if you sit this one out”, sulle note che ricorreranno durante il lungo racconto in musica è l'incipit di una storia non sempre facile da riassumere. Meglio lasciarsi travolgere da questa irresistibile finzione. Il lunghissimo brano rappresenta, inoltre, una frecciata alla stessa idea di concept, forse anche per rispondere a chi aveva etichettato come tale il lavoro precedente dei Jethro Tull, “Aqualung”. Dopo “Thick as a brick”, la band pubblicò la bella raccolta - ma si tratta, in realtà, di qualcosa di più - “Living in the past” e, un anno dopo, un altro concept, “A passion play”, anch'esso intrigante e ambizioso ma meno fortunato di “Thick as a brick”.

Thick as a Brick (Pt. 1) (1997 Remaster) - Youtube

© Riproduzione riservata

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