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REGGIO EMILIA

L'assistente sociale ai giudici: "Saman aveva paura del padre, disse che era un violento e capace di tutto"

Il difensore dello zio Danish: "Avevano un buon rapporto"

Lo zio di Saman: "Consegnatemi all'Italia"

Nella foto, lo zio Danish e Saman Abbas

31 Marzo 2023, 14:10

Saman aveva paura. «Ci disse che il padre era capace di tutto, era molto ricco e molto potente in Pakistan. Maltrattava lei e la madre, era capace di lasciarle fuori di casa al freddo e al caldo. Era un uomo violento». Così Angela Oliva, assistente sociale dell’Unione Bassa Reggiana, che ha preso in carico Saman una volta divenuta maggiorenne, ha ripercorso in aula oggi le confidenze di Saman negli ultimi suoi mesi di vita, davanti alla Corte d’Assise di Reggio Emilia.

«Ci siamo allarmati - ha detto l’assistente - quando a marzo 2021 abbiamo saputo che il fidanzato Saqib era stato minacciato dal padre di Saman e lo abbiamo riferito alle forze dell’ordine. Saman ci raccontò anche che dopo la sua fuga in Belgio il padre le aveva lanciato un coltello, ferendo alla mano il fratello che si era frapposto per difenderla».
A metà aprile 2021 Saqib le avrebbe anche detto di dire a Saman che lui non avrebbe potuto ospitarla, visto che viveva con altre persone, dunque di non lasciare la comunità di Bologna, altrimenti la loro storia sarebbe finita. 

L'avvocato difensore dello zio Danish: "Avevano un buon rapporto" 
«Lo zio Danish e Saman, da quanto emerge dai documenti in mio possesso, avevano un ottimo rapporto e lui in nessun modo ostacolava il suo processo di occidentalizzazione che era già iniziato». Così l’avvocato Liborio Cataliotti, difensore di Danish Hasnain, è intervenuto a margine dell’udienza odierna per il delitto di Saman Abbas, davanti alla Corte d’Assise di Reggio Emilia.
In aula ha poi chiesto all’assistente sociale che per prima si occupò del caso della giovane se lei avesse mai parlato dello zio e la risposta è stata: «No». Danish è a processo con i cugini di Saman, Nomanhulaq Nomanhulaq e Ikram Ijaz e con i genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, entrambi in Pakistan, il padre agli arresti, la madre latitante. 

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