PROCESSO
La madre di Saman Abbas, arrestata il 31 maggio in Pakistan, è arrivata in Italia, con atterraggio a Fiumicino dopo uno scalo a Istanbul. Nazia Shaheen, 51 anni, a dicembre è stata condannata all’ergastolo dalla Corte di assise di Reggio Emilia, per l’omicidio della figlia, accusata dall’indagine della Procura e dei carabinieri.
"Intende rendere dichiarazioni"
L’estradizione di Nazia Shaheen dal Pakistan è «un risultato certamente utile per il processo che si dovrà celebrare in autunno davanti alla Corte di appello di Bologna, nella misura in cui la presenza diretta dell’imputata al processo potrà arricchire il patrimonio conoscitivo di cui i giudici necessitano per ricostruire compiutamente questa vicenda». Lo ha detto il procuratore di Reggio Emilia Calogero Gaetano Paci. «D’altra parte - ha aggiunto - la stessa Nazia in alcune circostanze della procedura estradizionale in Pakistan ha anticipato che intenderà rendere dichiarazioni e quindi sarà importante capire cosa vorrà dire».
La consegna all’Italia, ha sottolineato, «è il risultato di un percorso di intensa collaborazione internazionale tra le autorità italiane, in particolare i ministeri della Giustizia, degli Esteri, l’ambasciata italiana a Islamabad, coadiuvata dal servizio di collaborazione internazionale della polizia di stato e le autorità pachistane».
A metà agosto l'ok del governo del Pakistan
E’ arrivato a metà agosto l’ok del governo pachistano all’estradizione di Nazia Shaheen, la madre di Saman Abbas accusata di aver ucciso la figlia 18enne a Novellara di Reggio Emilia, nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021, in concorso con il marito e altri familiari: il coniuge Shabbar Abbas è stato condannato come lei all’ergastolo in primo grado, lo zio della ragazza, Danish Hasnain, a 14 anni, mentre gli altri due cugini imputati sono stati assolti dalla Corte di assise.
La donna era partita con Shabbar il primo maggio 2021 per il Pakistan. Il marito era stato estradato un anno fa. Al termine di un procedimento giudiziario, spiega la Procura di Reggio Emilia guidata da Calogero Gaetano Paci, l’Alta Corte pakistana ha ritenuto applicabile la procedura di estradizione anche a carico di Nazia Shaheen che peraltro non si è opposta alla richiesta. Era stata arrestata il 31 maggio scorso.
In forza di questo giudizio, il Governo pakistano a metà agosto ha dato l’assenso per l’estradizione dell’arrestata. Nazia Shaheen è in arrivo nel primo pomeriggio di oggi 22 agosto all’aeroporto di Roma - Fiumicino da dove, espletate le formalità di rito, verrà presa in consegna dalla Polizia penitenziaria e tradotta in carcere a Roma, a in attesa della definitiva traduzione in un carcere emiliano a disposizione dell’Autorità giudiziaria.
«A seguito di una intensa attività di cooperazione giudiziaria internazionale, svolta con l'essenziale supporto del ministero della Giustizia italiano e dell’ambasciata italiana ad Islamabad», spiega la nota, «la Procura di Reggio Emilia ha ottenuto l’estradizione in data odierna dell’imputata Nazia Shaheen».
Il personale del servizio per la cooperazione internazionale di polizia della direzione centrale della polizia criminale (Scip), coordinato dalla Procura reggiana, è andato in Pakistan dove ha preso in consegna dalle autorità locali la donna detenuta.
Le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Reggio Emilia e del Nor della Compagnia di Guastalla, si ricorda, avevano permesso di acquisire elementi a sostegno delle responsabilità penali, con ordinanze di custodia in carcere emesse dal Gip il 20 e il 28 maggio 2021.
Le ricerche svolte dai carabinieri, supportati dallo Scip e in Pakistan dall’esperto per l’immigrazione, hanno consentito di confermare la presenza del padre e della madre sul territorio. Con «la piena collaborazione» della polizia federale del Pakistan e di quella dello Stato del Punjub, il 15 novembre 2022 è stato arrestato il padre della vittima, estradato in Italia il 31 agosto 2023. Le autorità di polizia pachistane, il 31 maggio 2024 hanno quindi eseguito la Red Notice-Interpol anche nei confronti della madre.
Nordio: "L'estradizione della madre è un fondamentale passo avanti"
«Con l’estradizione della madre di Saman Abbas, Nazia Shaheen, in arrivo oggi in Italia dopo essere stata arrestata in Pakistan a seguito di un mandato di cattura internazionale, si compie un fondamentale passo in avanti per il percorso di giustizia per la giovane diciottenne di origini pakistane barbaramente uccisa il primo maggio del 2021». Lo afferma, in una nota, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
La donna, condannata alla pena dell’ergastolo con sentenza di primo grado dalla corte di assise di Reggio Emilia insieme al marito, era latitante dal primo maggio 2021, il giorno in cui era tornata in patria dopo l’omicidio della figlia. Dopo mesi di richieste e attese il governo di Islamabad ha accolto la richiesta del ministero della Giustizia per l’estradizione in Italia della donna. «Si tratta di un risultato - aggiunge Nordio - frutto di una intensa e proficua collaborazione del ministero della Giustizia con il ministero dell’Interno e il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, che rappresenta un efficiente esempio di sinergia istituzionale a servizio della giurisdizione».
«A nome del governo italiano - conclude il ministro - voglio ringraziare le autorità pakistane per aver compreso l’importanza per il nostro Paese di assicurare una piena risposta di giustizia per un delitto che ha sconvolto le nostre coscienze».
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