IL RICORDO
Gianluca Bacchi Modena
E' difficile pensarlo impegnato in discussioni sui social oppure affannato a guardare lo smartphone. Perché 25 anni fa, quando Gianluca Bacchi Modena a soli 46 anni è morto nel giro di poche settimane a causa di una malattia feroce che non gli ha lasciato scampo, tutto il mondo di Internet e dei social era di là da venire. E per lui, cultore dell'amicizia e protagonista di serate in compagnia che si concludevano immancabilmente a notte fonda, già il cellulare, all'epoca non ancora diventato smartphone, era un accessorio poco gradito, tanto da prendere benevolmente in giro i colleghi che lo utilizzavano già intensivamente. Figuriamoci cosa avrebbe pensato del resto che si è aggiunto nel periodo successivo alla sua scomparsa.
Quando Baldassarre Molossi aveva preso la direzione della «Gazzetta», nel 1957, lui era ancora un bambino. Un bambino cresciuto però a «pane e Gazzetta», tanto che ancora giovanissimo aveva iniziato a collaborare scrivendo le cronache delle partite dei campionati dilettantistici. Dopo una lunga gavetta durante la quale aveva capito che fare il giornalista era quello che voleva, era arrivata la tanto sospirata assunzione. Accompagnata da uno «stranòmm» che gli sarebbe rimasto addosso sino al suo ultimo giorno: per gli amici e i colleghi, infatti, Gianluca era «Cucciolo», perché quando era entrato al giornale era il più giovane della «brigata» di ragazzi che negli anni Settanta erano entrati nella mitica redazione di via Emilio Casa. Un «Cucciolo» però grintoso e che andava particolarmente orgoglioso di essere un «uomo Gazzetta» al cento per cento.
Lo sottolineava in dialetto con la sua voce arrochita dal fumo delle «paglie», le sigarette che lo accompagnavano dal momento del risveglio fino a quello della fine della giornata: «Mì a son l'unich c'la lavorè soltant par la Gazèta».
E nel mondo Gazzetta è stato un punto di riferimento: pronto a rivendicare i propri diritti sindacali, ma allo stesso tempo sempre «sul pezzo»: per anni è stato un «cronista di strada», ma aveva sempre mantenuto anche la sua passione per lo sport. Tanto da diventare il cantore sulle pagine del nostro quotidiano della carriera da pilota sino alla F1 di Paolo Barilla, di cui era diventato anche grande amico. Passato dalla cronaca cittadina alla redazione sportiva, prima al fianco di Maurizio Schiaretti e poi dell'amico di una vita Gian Franco Bellè, ha vissuto in prima linea l'epopea del Parma di Nevio Scala. E proprio con l'allenatore veneto Gianluca, nonostante caratteri diversissimi, era entrato in piena sintonia, tanto da essere l'unico che riusciva a intervistarlo in ogni circostanza. E uno strano destino ha voluto che morisse proprio pochi mesi dopo che Scala aveva lasciato la panchina gialloblù.
In redazione, fra una sigaretta e una battuta in parmigiano, Gianluca si faceva rispettare, ma anche benvolere. Ai neo-assunti, a differenza di altri colleghi che incutevano soggezione, si proponeva come un fratello maggiore, pronto a dare una mano nei momenti di difficoltà e a raccogliere le confidenze legate ai problemi che si incontravano.
La mano che tendeva era forte, come il suo carattere. Il giornale era una sua seconda casa. Perché la prima era quella che divideva con l'adorata moglie Milena (Milly per gli amici), una vera e propria «anima gemella» che era sempre nei suoi pensieri di finto burbero, capace in realtà di gesti dolcissimi. Oltre a Parma, città che non avrebbe cambiato con nessun'altra, il suo luogo del cuore era la Costa Azzurra, dove andava appena poteva, sia con la moglie che per «zingarate» con gli amici di una vita che avevano tutti un affettuoso soprannome: c'erano il «Lillo», il «Conte», il «Nonno» e tanti altri, tutti colleghi e amici. E per la sua umanità, per quello che ha rappresentato per il giornale e i colleghi che hanno avuto la fortuna di lavorargli accanto, i 25 anni passati dalla sua morte sono trascorsi in un lampo: il suo ricordo è vivo oggi come allora. Perché Gianluca Bacchi Modena era una persona speciale, schietta e sincera. Ed è stato un protagonista vero e importante della storia della «sua» Gazzetta che, ne siamo sicuri, avrà sempre continuato a leggere anche da lassù.
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