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E’ un vero e proprio segnale di allarme quello che CGIL, SPI CGIL, Federconsumatori e AUSER Emilia Romagna hanno voluto lanciare con l’iniziativa “Con l’azzardo non si gioca. Problemi e numeri in Emilia Romagna”, tenutasi stamattina a Bologna, con la presentazione della seconda indagine regionale sul gioco d’azzardo. Una preoccupazione data dai numeri – in continuo ed esponenziale aumento anche nella nostra regione – delle stime del gioco e delle pesanti ricadute in termini sanitari, economici e sociali della dipendenza dal gioco, sempre più diffusa e trasversale. Ma non è solo l’azzardo patologico a preoccupare: è noto infatti il frequente intreccio con la criminalità organizzata, che spesso utilizza il gioco per riciclare denaro frutto di attività illecite. Da qui l’impegno delle organizzazioni promotrici nel promuovere dibattito e azioni che possano alimentare consapevolezza, e si traducono nella richiesta forte di un impegno politico a tutela della salute e della coesione sociale. La provincia di Parma registra importanti crescite e numeri pesanti in alcuni Comuni, come Fontevivo, Torrile, Fornovo, Calestano e Colorno. Ferrara invece ha i numeri più contenuti in Regione, a tutti i livelli, ma si segnala una forte crescita in molte realtà, come a Cento, dove nel 2013 sono stati spesi in azzardo online 15 milioni in più dell’anno precedente. Nel gioco fisico Comacchio conferma il titolo di Las Vegas ferrarese, con oltre 4.000 euro giocati pro-capite. In provincia di Ravenna Sant’Agata sul Santerno è uno dei cinque Comuni in Regione dove l’azzardo online ha superato i 5.000 euro, con un +134%. Vistose le crescite di Faenza, dove il gioco su Pc e smartphone cresce di 17,7 milioni in un anno e di Cervia. Ravenna è al secondo posto trai capoluoghi nell’online, a poca distanza da Bologna. Forlì Cesena. Dati pesanti a Forlimpopoli e Bagno di Romagna, con Castrocaro piccola Las Vegas provinciale, con oltre 4.000 euro pro-capite. Preoccupa il dato di Cesena, che ha fatto registrare la crescita monetaria maggiore di tutti i Comuni della Regione, con 23,1 milioni in più spesi nell’online. Rimini. Numerosi i Comuni con vistose e improvvise crescite del gioco online, mentre nessun Comune registra arretramenti. Misano è la Las Vegas provinciale, mentre Cattolica ha una vistosa crescita nell’online.
I dati su Parma "allarmanti", il gioco d'azzardo sta crescendo in città. Numeri che finiscono in senato. + “Questo governo di biscazzieri continua a scommettere sul futuro dei nostri giovani, ad alimentare la piaga dell’azzardopatia che nel nostro Paese e nella nostra regione ha costi sociali sempre più drammatici, a rendere schiave del gioco le persone più deboli e fragili. È una vergogna.” Così il senatore del Movimento 5 Stelle Marco Croatti in merito ai dati del report ‘Pane e azzardo 2’ realizzato da Cgil e Federconsumatori Emilia-Romagna. “I dati evidenziati dal report sono la logica conseguenza di una politica sfacciatamente a favore della potente lobby delle scommesse portata avanti dal governo Meloni fin dal primo giorno del suo insediamento. Ne è conferma anche la recente riforma dell’azzardo fisico voluta dal ministero dell’economia che prosegue l’incessante opera di smantellamento di tutte le tutele contro il gioco d’azzardo, molte delle quali volute dal M5S e contenute nel decreto Dignità del 2018. Nelle mire del governo ora è finito anche il distanziometro, un deterrente introdotto per impedire la presenza di sale gioco vicino a luoghi sensibili frequentati da giovani e bambini e misura fondamentale nella prevenzione del gioco patologico nelle nostre città. Intanto è stato cancellato anche l’Osservatorio nazionale per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e nella legge di Bilancio 2025 è stato tagliato il fondo vincolato per gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione del disturbo del gioco d'azzardo. Gli effetti di questa vergognosa azione politica sono evidenti in Emilia-Romagna e a Parma con numeri che sono sempre più allarmanti: soltanto nella nostra regione vengono giocati d’azzardo 9,5 miliardi di euro all’anno. Una cifra mostruosa mentre sono incalcolabili i costi sociali”, conclude Croatti.
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