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Caleidoscopio

La verità di Belpietro: «Il mio mestiere? Dire quello che penso»

Le sue idee dal conflitto ucraino alla giustizia

La verità di Belpietro: «Il mio mestiere? Dire quello che penso»

di Raffaella Ilari

22 Febbraio 2026, 20:43

«Se dici quello che pensi in questo paese, rischi spesso, ma questo non mi impedirà di continuare a farlo». Parole di Maurizio Belpietro, noto giornalista e conduttore televisivo, ospite al Circolo di Lettura e Conversazione del primo appuntamento, intitolato «La verità sul mondo d’oggi», della quarta edizione di «Caleidoscopio», la rassegna dedicata all’analisi degli scenari internazionali e dei nuovi equilibri globali, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Parma.

Fondatore e attuale direttore del quotidiano «La Verità» e del settimanale «Panorama», con una carriera iniziata nel 1975, Belpietro ha diretto testate come «Il Tempo», «Il Giornale» e «Libero», distinguendosi per una linea editoriale conservatrice e d’inchiesta.

Un «animale televisivo», lo ha definito Pietro Ferraguti, direttore di 12TvParma, che lo ha intervistato, dopo i saluti in apertura del vicesindaco Lorenzo Lavagetto. Ospite delle principali tribune politiche televisive, è noto per essere schierato e criticato per la sua schiettezza, ha sollevato polemiche, fatto scoop, inchieste. È stato anche direttore, per un giorno solo, dell’«Unità», quando nel 2019, la società gli affidò la direzione per firmare quel numero speciale necessario a non perdere la testata, che non usciva da circa due anni.

«Ogni tanto gli editori mi cacciano, ora sono editore di me stesso, quindi mi sono affrancato da questo rischio», ha commentato.

In un momento in cui il dibattito si è fatto rovente, cosa fa arrabbiare di più Belpietro? «Non sono convinto che il dibattito sia più aspro del passato. Ci sono scontri forti, feroci, che riguardano cose molto concrete». Il riferimento va subito alla campagna referendaria sulla riforma della giustizia. «Si pensa di usare la questione della giustizia per regolare i conti con il governo. Mi fa arrabbiare che la giustizia non funzioni in base alle leggi stabilite ma a seconda dell’interpretazione, il diritto è quindi variabile. Ogni giorno scopriamo che ci sono cittadini che dovrebbero stare dietro le sbarre, e non lo sono, e altri ingiustamente detenuti, ma nessun magistrato risponde mai agli errori».

Dalla giustizia al caso Sea Watch, per arrivare alla presidenza di Donald Trump. Gli Stati Uniti sono ancora una democrazia? «Dai giornali sembra di no. Gli Stati Uniti invece sono una democrazia che sa mettersi in discussione, cambiare. Non è una dittatura come qualcuno scrive in modo improprio sui nostri giornali. Trump sta dando scossoni. Non mi piacciono i modi e alcuni approcci. È un negoziatore. Qualche risultato lo sta portando a casa, il principale è quello che riguarda il Venezuela».

Sul conflitto russo ucraino, ha affermato che per arrivare ad una pace duratura, «manca un accordo su come dividere l’Ucraina, i territori conquistati non torneranno più indietro, bisogna definire quali garanzie stabilisce la Russia sui territori rimasti nelle mani dell’Ucraina. Chi aveva pensato ad un crollo da una o dall’altra parte, soprattutto russo con le sanzioni, dopo quattro anni deve ammettere il fallimento».

Dalle tante querele ricevute (nel 2015 fu denunciato per quel titolo di prima pagina «Bastardi islamici» su «Libero», poi assolto nel 2017), alle varie inchieste giornalistiche, tra cui Affittopoli, Belpietro a chi lo accusa di essere fazioso, provocatorio, violento, risponde che «la verità è urticante, e anche violenta quanto la metti in faccia a qualcuno, ma non significa essere faziosi, significa avere il coraggio di raccontarla. Il mio mestiere non è essere fazioso ma dire quello che penso».

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