Sanità
Le prime visite e gli esami diagnostici erogati dal sistema sanitario dell'Emilia-Romagna si sono più che dimezzati tra il 2019 e il 2025: da 814mila a 362mila prestazioni. È il dato alla base di un'interrogazione presentata dal consigliere regionale di Forza Italia, Pietro Vignali, alla Giunta dell'Emilia-Romagna: interrogazione in cui chiede di «ripristinare i volumi pre-pandemia» in modo da «riportare le liste d'attesa entro i limiti di legge».
In base al documento avanzato dall'esponente azzurro, i cali più marcati riguardano alcune aziende specifiche: all'Azienda ospedaliero-universitaria di Parma le prime visite sono scese del 28,3% e gli esami diagnostici del 30,6%; all'Ausl di Bologna rispettivamente del 21,5% e del 28,8%; all'Ausl di Parma del 24,9% e del 36,1%.
«Tale riduzione è incompatibile con un'ipotetica diminuzione dei bisogni di salute della popolazione», osserva Vignali che individua nelle stesse aziende quelle dove i cittadini segnalano più frequentemente liste chiuse e impossibilità di prenotare.
Il consigliere contesta anche il dato regionale sull'85% di rispetto dei tempi di legge nel quarto trimestre 2025, sostenendo che il sistema di monitoraggio non tenga conto delle prestazioni per cui non è possibile ottenere un appuntamento a causa delle liste chiuse o delle cosiddette preliste.
Con l'interrogazione Vignali chiede alla giunta di spiegare le cause del calo — se organizzative, legate a carenze di personale o a mancato utilizzo delle risorse — e quali verifiche intenda fare sulle aziende più in difficoltà.
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