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Tumore al seno, se colpisce lui

Tumore al seno, se colpisce lui

di Monica Rossi

13 Ottobre 2021,10:04

Cruciale informarsi e prevenire

Chi crede sia una patologia femminile, si ricreda: il tumore alla mammella può, per quanto sia inusuale, colpire i maschi. Anche negli uomini, infatti, sono presenti piccole quantità di tessuto mammario che, esattamente come accade alle donne, possono mutare. 
La differenza tra «seno» maschile e femminile? Lo spiega bene l’Airc. Fino all’età dello sviluppo, ragazzi e ragazze hanno più o meno la stessa quantità di tessuto mammario: le cose cambiano quando con la pubertà gli ormoni femminili fanno crescere le ghiandole (cioè i «lobuli» che nella donna producono il latte), i dotti galattofori (cioè i tubi che hanno la funzione di portare il latte al capezzolo) e il tessuto grasso e connettivo («stroma»). Di contro, gli ormoni maschili tengono sotto controllo questi tessuti: resistono magari solo i dotti, ma in linea di massima non si sviluppa il resto. 
Inusuale rispetto al tumore femminile (che colpisce una donna su 8), non è comunque raro e infatti viene diagnosticato in un caso su 100.000 uomini circa.  Secondo i dati di Airc, la neoplasia al seno maschile in Italia interessa un uomo ogni 620 circa: nel 2019, si sono registrati 500 casi e sarebbero in aumento. L’incidenza? Interessa gli over 60, benché negli ultimi anni stia comparendo nella fascia sotto i 45. 
«Il tumore della mammella maschile è una malattia rara: rappresenta   circa lo 0,5-1% di tutte le neoplasie della mammella e ogni anno a Parma ne vengono registrati circa 3-5 casi, come  da  Registro tumori   della Provincia di Parma», dice Antonino Musolino, professore associato di oncologia medica dell’Università di Parma e responsabile del programma interaziendale Breast Unit della provincia di Parma. 
«I fattori di rischio - continua lo specialista - sono l’età, quella media   alla diagnosi è di circa 70 anni; una storia familiare positiva per altri casi; la presenza di mutazioni predisponenti a carico dei geni Brca1 e Brca2 (possono essere ereditate dalla linea paterna o materna: se presenti, aumentano del 60-80% il rischio di sviluppare un tumore della mammella anche nell’uomo); anomalie cromosomiche congenite come la sindrome di Klinefelter (condizione rara caratterizzata da infertilità, ridotta produzione di androgeni, cioè gli ormoni sessuali maschili, e aumentata produzione di estrogeni, ossia ormoni sessuali femminili). E poi ancora: ginecomastia, cioè ingrossamento della ghiandola mammaria; esposizione a radiazioni; abuso di alcol; malattie epatiche croniche, come ad esempio la cirrosi, che causano un alto livello di estrogeni e un basso livello di androgeni; terapie prolungate a base di estrogeni; obesità (l’eccesso di grasso aumenta i livelli di estrogeni); malattie testicolari (come il “criptorchidismo”, una mancata discesa nello scroto di un testicolo, di solito il destro, che rimane all’interno dell’addome o nel canale inguinale); la parotite nell’adulto (cioè gli “orecchioni” che possono determinare infiammazione ai testicoli); e la rimozione chirurgica di uno o entrambi i testicoli». 
Il tallone d’Achille della mammella maschile? I dotti. «Il tipo più frequente è infatti il carcinoma duttale infiltrante - conferma Musolino -, diagnosticato nell’80% circa dei casi analogamente a quanto riscontrato nel sesso femminile. Una forma più rara è invece il carcinoma lobulare infiltrante (è infiltrante, come spiega Airc, quando supera la parete di dotti e lobuli e si diffonde anche ai tessuti vicini, ndr)».
 Mentre le donne, grazie alla campagna di sensibilizzazione, sono attentissime a qualunque tipo di segnale intercettato grazie all’autopalpazione, primo strumento di prevenzione, o all’esame visivo del seno (che permette di notare ad esempio l’inversione del capezzolo, gli arrossamenti, il cambiamento di colore della pelle, etc), gli uomini non prestano attenzione. Ed è un errore!
 «A differenza di quanto succede per la donna, per l’uomo non esiste il programma di screening mammografico periodico  dai 45 ai 74 anni, in assenza di sintomi  -   spiega Musolino -. A causa della rarità della malattia, l’uomo è poco informato e meno sensibilizzato su come interpretare e cosa fare in caso di riscontro di una tumefazione al seno. Per questo, di solito, il primo sintomo è l’autoriscontro di un nodulo a una delle ghiandole della mammella, che spesso non viene interpretato come sospetto o pericoloso con un conseguente ritardo nella diagnosi». 
E dunque, proprio per l’assenza di uno screening mammografico periodico, sono fondamentali l’informazione e la consapevolezza che questa malattia, seppur raramente, può colpire anche  gli uomini.
«Come per la donna, anche l’uomo può eseguire l’autopalpazione, ad esempio quando si trova sotto la doccia o dopo il bagno - dice  lo specialista -. Se praticato correttamente e regolarmente, l’autoesame può limitare il rischio di diagnosticare un tumore in fase avanzata». 
 

© Riproduzione riservata

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