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Ammalarsi d'ansia. I rebus della psicosomatica

Ammalarsi d'ansia. I rebus della psicosomatica

di Antonella Cortese

17 Febbraio 2021,09:42

Il ruolo della psiche in disturbi come cefalea, gastrite, dermatite e  fibromialgia 

Cefalea, tachicardia, gastrite, dermatite, e l’elenco sarebbe lungo, sono disturbi che possono diventare molto fastidiosi e durare nel tempo senza che si riesca a trovare la causa  che li ha scatenati. In realtà, il vecchio approccio che considera la malattia come effetto di una causa è stato soppiantato da una visione multifattoriale secondo la quale ogni evento, compresa un'affezione organica, è conseguente al concatenarsi di molti fattori, tra cui anche quelli psicologici.

La psicosomatica, infatti, è la disciplina che studia i legami tra  mente e corpo intesi come unità indivisibile. In fin dei conti, soma e psiche esprimono la stessa realtà su piani diversi: quello corporeo e quello mentale e psichico.

 La medicina psicosomatica  nasce in Germania e Austria dopo la fine della prima guerra mondiale, spiega  Carlo Marchesi, ordinario di psichiatria all’Università di Parma, direttore dei Servizi psichiatrici ospedalieri del Dipartimento assistenziale integrato salute mentale-dipendenze patologiche dell'Ausl. Promotori sono i medici, che oltre ad essere internisti sono anche psichiatri e curano, utilizzando l’approccio psicoanalitico, la persona come entità “mente-corpo”.

Con l’avvento del nazismo, che persegue gli ebrei (alcuni dei promotori del movimento psicosomatico lo sono) e che mette al bando la psicoanalisi perché sgradita, il movimento emigra dall’Europa in America e nel 1942 a New York con il 1° congresso della Società americana di psicosomatica nasce la moderna medicina psicosomatica.

«Come alcuni eminenti rappresentanti del movimento affermano, la medicina psicosomatica è una nuova definizione, ma descrive un approccio alla medicina antico come lo è l’arte della guarigione  - spiega  Marchesi - Infatti, in culture non europee l’approccio alla malattia come insieme mente-corpo è più la conseguenza della visione olistica dell’essere umano che una specifica branca della medicina. Nel tempo il concetto di malattia psicosomatica come entità diagnostica (l’ipertensione, la cardiopatia ischemica, l’asma, l’ulcera gastrica o duodenale, la colite ulcerosa erano considerate malattie psicosomatiche) è sostituito dall’approccio che ogni malattia, manifestandosi in un individuo che è un’unità mente-corpo, può essere considerata psicosomatica». 


Quindi il principio “una causa-una malattia” è superato? 
«La salute, e quindi la malattia, è la risultante dell’interazione di determinate caratteristiche biologiche, psicologiche e sociali di quell’individuo. Infatti, una malattia è la conseguenza dell’effetto di: 1) una vulnerabilità geneticamente determinata, che si esprime con determinate caratteristiche della struttura mente-corpo (la componente biologica della malattia); 2) quanto le cure parentali siano state adeguate nei primi anni di vita o dalla presenza di un disagio psichico negli anni successivi (la componente psicologica della malattia); 3) fattori ambientali sfavorevoli (la componente sociale della malattia)». 


Ci può essere la preponderanza di una componente  sulle altre? 
«Le caratteristiche biologiche, psicologiche e sociali di un individuo interagiscono tra loro, ciascuna con rilevanza differente, nel determinare lo sviluppo di una malattia. In alcune patologie la componente biologica è quella principale mentre in altre ha il sopravvento quella psicologica o sociale. Esempio di quest’ultima condizione è la fibromialgia, malattia caratterizzata da dolori diffusi, che rappresenta la seconda causa di viste reumatologiche. I pazienti che ne soffrono frequentemente riferiscono di  condizioni sociali sfavorevoli (vita coniugale conflittuale o separazione e divorzio difficile; lavoro stressante per richieste eccessive  rispetto alle risorse dell’individuo; lutto o malattie debilitanti in famiglia) o psicologiche (carenza affettiva nell’infanzia, tendenza a preoccuparsi per ogni evento inatteso e  a ruminare sugli eventi sfavorevoli, pessimismo e tendenza alla tristezza).

A sua volta la sintomatologia dolorosa si ripercuote negativamente sulle condizioni sociali (ne risentono sfavorevolmente l’ambiente familiare e lavorativo, spesso già compromessi) e quelle psicologiche (accentuazione della tristezza, dell’ansia, irritabilità, sentimenti di essere incompresi e inascoltati)».


Come si cura la fibromialgia? 
«I trattamenti più efficaci   sono i farmaci antidepressivi  e la psicoterapia cognitivo-comportamentale. A proposito degli antidepressivi, il paziente accetta di assumerli se prescritti da un reumatologo, ma non li accetterebbe mai se prescritti da uno psichiatra perché sottoporsi ad una visita psichiatrica certificherebbe che il suo dolore “fisico” non è creduto, è sottovalutato e attribuito alla sua “immaginazione”».
 

© Riproduzione riservata

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