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Piccole donne crescono. Normalità e patologie della pubertà

Piccole donne crescono. Normalità e patologie della pubertà

di Isabella Spagnoli

06 Gennaio 2021,09:17

Sergio Bernasconi, professore ordinario di Pediatria (già presidente della Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica e vice presidente della Società italiana di ginecologia dell’infanzia e dell’adolescenza) insieme a Barbara Galanti, specialista in Ginecologia e ostetricia e in fisiopatologia della riproduzione umana dell’Ausl di Parma, ci accompagnano alla scoperta dei problemi che interessano le adolescenti, spaziando in diverse tematiche. 
Partiamo dunque  dal  menarca. «Il primo flusso mestruale (menarca) si manifesta generalmente 2-3 anni dopo la comparsa del telarca (sviluppo del seno) ad un’età che è andata diminuendo nei decenni dell’ultimo secolo e che, in base a ricerche che abbiamo condotto in Italia, sembra essere in media stabilizzata a 12,4 anni (con variabilità tra 10,3 e 14,4 anni). Vi è una stagionalità con picchi di massima frequenza in agosto e gennaio  -  spiega Sergio Bernasconi - Possono influenzare l’età menarcale fattori genetici, nutrizionali (l’eccesso di peso facilita un inizio più precoce) e ambientali (il clima e gli interferenti endocrini, sostanze chimiche di derivazione soprattutto industriale). Sono poi necessari 2-3 anni per raggiungere la normalità del ciclo tipico della donna adulta (da 21 a 35 giorni di intervallo) e nel primo anno le irregolarità sono frequenti (30-35% delle adolescenti)». 
Il professore spiega che il numero dei cicli ovulatori aumenta negli anni successivi al menarca ma anche i primi cicli possono essere tali per cui fin dall’inizio le adolescenti potrebbero essere fertili molto precocemente.
 

Quando il primo ciclo non arriva
La diagnosi di amenorrea primaria (assenza del menarca) viene posta in bambine che a 13 anni non hanno iniziato la pubertà (sviluppo del seno e del pelo pubico), in ragazze con presenza di caratteri puberali ma che non abbiano ancor avuto il menarca a  15 anni o dopo 3 anni dalla comparsa dei primi segni puberali, spiega Bernasconi. «Le cause sono varie, alcune molto rare -  spiega il professore - e possono essere riassunte in  tre  grandi categorie: strutturali (malformazioni delle vie genitali, dalla semplice imperforazione dell’imene alla presenza di setti vaginali, alla completa o parziale assenza di vagina o utero); endocrinologiche (per esempio l’insufficienza di gonadotropine Lh e Fsh che può essere temporanea come nel caso di un semplice ritardo puberale o permanente) e genetiche (per esempio la sindrome di Turner, anomalia cromosomica con assenza di uno dei due cromosomi X o sua alterazione strutturale, in cui l’amenorrea si accompagna a bassa statura). Il percorso diagnostico, condiviso con lo specialista, inizia con il dosaggio di Lh e Fsh e un’ecografia pelvica. In base all’esito di questi esami viene poi deciso come proseguire negli accertamenti e come individualizzare la terapia».

Mai eccedere con lo sport
 «L’attività fisica e sportiva rappresenta un’esperienza positiva che migliora la forma fisica e lo stato di salute, con benefici sui sintomi fisici e psicologici della fase premestruale e sulla dismenorrea  -  spiega la dottoressa Barbara Galanti -. Ma un allenamento molto intenso e prolungato nel tempo può avere effetti negativi sul ciclo mestruale, in particolare se l’esercizio fisico non è accompagnato da una dieta che apporti all’organismo il giusto introito di calorie quotidiane con conseguente perdita di peso e di massa grassa». L’esperta sottolinea che si possono osservare alterazioni del ciclo mestruale, come oligomenorrea o amenorrea, in particolare nelle ragazze che praticano sport a livello professionale, quindi con un’indole molto competitiva e per le quali l’attività fisica rappresenta una parte fondamentale della vita. «Gli sport più a rischio sono quelli che richiedono molta resistenza, come le gare di fondo (maratona e mezza maratona), o quelli che richiedono un aspetto fisico particolarmente esile come la ginnastica artistica o la danza - aggiunge -. Importante per mantenere la regolarità del ciclo mestruale è un congruo apporto energetico con una alimentazione bilanciata e se necessario modificare e limitare il programma di allenamento».

Se «quei giorni» sono un calvario
 La dismenorrea, presente dal 40% al 70% delle adolescenti, è un dolore pelvico intenso che compare con la mestruazione. «Occorre distinguere la dismenorrea essenziale, non collegata a patologie genitali, da quella secondaria che interessa il 10% delle adolescenti e si associa a patologie quali endometriosi, malformazioni dei genitali interni o cisti ovariche  - spiega Barbara Galanti -. Nella dismenorrea primaria possono essere utilizzati integratori come il magnesio e la vitamina B6 assunti prima della mestruazione, farmaci come gli analgesici/antiinfiammatori fino ad arrivare alla terapia estroprogestinica (pillola). Nel caso di dismenorrea secondaria è importante trattare la situazione di base».  La sindrome premestruale, spiega Galanti, «è la ricorrenza ciclica di sintomi fisici (gonfiore, cefalea, crampi addominali), psicologici e comportamentali (ansia, mutamenti dell’umore, rabbia) che compaiono dopo l’ovulazione e si risolvono pochi giorni dopo la mestruazione. La compresenza e la severità di più sintomi nella fase premestruale sono in grado di interferire con l’attività scolastica e la vita sociale delle adolescenti». Per trattare la sindrome premestruale, dice Galanti,  occorre proporre alcuni cambiamenti dello stile di vita (dieta, attività fisica), l’uso di supplementi di minerali e vitamine (magnesio, vitamina E e B6), di farmaci estroprogestinici  (pillola) o di trattamenti specifici mirati sui sintomi  prevalenti.

I danni dei disturbi alimentari
I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono problematiche che compaiono prevalentemente in adolescenza perché legate al controllo dell’immagine corporea e comprendono soprattutto l’anoressia nervosa e la bulimia. «Nelle ragazze con disturbi dell’alimentazione, in particolare quelle che soffrono di anoressia nervosa, un indicatore importante è la comparsa di alterazioni del ciclo mestruale e amenorrea, dovuti ad una significativa perdita di peso   e allo squilibrio  nutrizionale -  sottolinea Barbara Galanti -. Spesso l’amenorrea è il sintomo che preoccupa maggiormente perché è un segnale concreto che qualcosa nel proprio corpo non sta funzionando bene, e nelle adolescenti questo può essere un aggancio per innescare un processo di cambiamento». Galanti spiega che il recupero del peso   adeguato è  fondamentale per il ripristino del ciclo mestruale, ma in alcune situazioni è indicato l’utilizzo di una terapia ormonale per contenere la perdita di massa ossea. «La scelta terapeutica deve essere attentamente valutata da una équipe di professionisti, perché a volte l’assunzione della terapia ormonale dà una illusione di “normalità” mestruale che da un punto di vista psicologico non aiuta la motivazione alla guarigione», conclude.


Contraccezione consapevole
La consulenza contraccettiva agli adolescenti richiede l’ascolto e la valutazione dei loro bisogni e una informazione completa ed aggiornata di tutti i metodi disponibili per  una scelta contraccettiva personale e consapevole. «I requisiti di un contraccettivo ideale per adolescenti sono l’alta efficacia, la protezione dalle malattie a trasmissione sessuale, la minima presenza di effetti collaterali e l’assenza di ripercussioni sulla fertilità futura  -  spiega Barbara Galanti -. E’ importante, durante il colloquio informativo,   cogliere indicazioni sul grado di autonomia personale, sulla comunicazione all’interno della famiglia  sui temi della sessualità, sul tipo di relazione di coppia e sulle paure correlate alla propria immagine corporea: tutti elementi che incidono sulla capacità di fare una scelta contraccettiva e di portarla avanti nel tempo». L’esperta sottolinea che qualsiasi sia il tipo di scelta contraccettiva dell’adolescente, è fondamentale programmare in tempi abbastanza stretti (3-6 mesi) un colloquio di verifica sull’accettabilità del metodo e aprire al dialogo sulle eventuali difficoltà emerse col partner o con i familiari in relazione alla sua scelta.

 

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