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Cura i muscoli della pancia

Parla Elena Bertozzi, docente al corso di laurea per fisioterapisti dell’Università di Parma

Cura i muscoli della pancia

di Cristina Pelagatti

26 Dicembre 2021,07:44

Il pavimento pelvico, questo sconosciuto. O almeno, così era fino a qualche anno fa quando finalmente anche in Italia si è cominciato a parlarne. Una delle pioniere nel campo è Elena Bertozzi, fisioterapista fidentina, insegnante al corso di laurea per fisioterapisti dell’Università di Parma, laureata all’Università del Piemonte Orientale nel 2010. Sul suo canale Instagram «The secret of perineum» parla di pavimento pelvico, corretti stili di vita e conoscenza del corpo.


Quando ha deciso di specializzarsi sul pavimento pelvico e perché?
Dopo la laurea ho iniziato ad appassionarmi alle disfunzioni del pavimento pelvico, forse perché ci sono pochi terapisti esperti in questa materia a fronte di tante problematiche ad esso correlate. I numeri sono allarmanti, si stimano 7 milioni di incontinenti in Italia, il 17% delle donne in età fertile soffre di vulvodinia, cioè dolore pelvico con conseguente dolore sessuale. Sono condizioni che limitano in modo importante la qualità della vita ma si possono curare con un giusto percorso di riabilitazione.
In cosa consiste la fisioterapia del pavimento pelvico?
È un insieme di strategie, di tecniche e di esercizi volti alla risoluzione di una disfunzione. Il primo passo è quello di far conoscere al paziente il pavimento pelvico, imparare a muoverlo con degli esercizi di contrazione e di rilassamento. Dopodiché si possono sfruttare anche tecnologie che supportano nel percorso di riabilitazione.
Quali problematiche può risolvere?
Se il pavimento pelvico non funziona bene ci possono essere svariate problematiche: urologiche, ginecologiche, proctologiche. La riabilitazione del pavimento pelvico serve a risolvere disfunzioni come incontinenza urinaria, prolasso degli organi pelvici, dolore pelvico, problemi sessuali, stitichezza. Per molte difficoltà le persone pensano non ci sia soluzione, c’è ancora molto imbarazzo nel parlare di disturbi legati alla sfera intima, non sapendo che a volte basta veramente poco per risolverle. Pensiamo alle donne nel post parto che possono avere conseguenze come incontinenza urinaria, diastasi dell’addome o dolore intimo, o le donne in menopausa che possono soffrire di secchezza, atrofia e dispareunia (dolore nei rapporti), spesso convinte che sia una situazione normale con cui convivere.
Quali sono i disturbi per cui viene contattata più spesso?
Le donne sono la fetta più grande dei miei pazienti (anche gli uomini possono avere disfunzioni del pavimento pelvico, ma i numeri sono inferiori); per conformazione anatomica, per il parto, per la menopausa sono più soggette a disfunzioni pelviche. L’incontinenza urinaria è una delle più diffuse; in seguito a parti, lavori pesanti, invecchiamento, il pavimento pelvico si indebolisce con conseguente deficit della tenuta muscolare. Questa condizione può portare a una perdita di urina con uno sforzo anche minimo. Con un buon percorso di riabilitazione, la consapevolezza e un aumento di forza muscolare del pavimento pelvico questo può migliorare. Mi contattano molte donne che soffrono di dolore pelvico durante il rapporto sessuale, si parla di vulvodinia, vestibolite e vaginismo, patologie complesse che spesso necessitano di un approccio multidisciplinare. Sui social media si sono moltiplicati i canali che danno informazioni alle donne su questioni di cui prima non si parlava, dalla cistite al dolore cronico. Molte donne si stanno muovendo per far sì che la vulvodinia e la neuropatia del pudendo vengano riconosciute come malattie invalidanti a livello istituzionale.
A che punto siamo?
Ci sono grandi speranze, la parte politica istituzionale si sta muovendo. Sono patologie invalidanti e il percorso per arrivare a una diagnosi è lungo e costoso. Una donna affetta da vulvodinia impiega circa 4 anni per arrivare ad una diagnosi, passando per innumerevoli specialisti che confondono e non riconoscono la patologia. È una patologia che da donna a donna può avere sintomi diversi, bruciore, prurito, dolore nei rapporti o a stare seduta, infiammazioni o infezioni.
Nel percorso di riconoscimento della malattia si parla anche di formazione agli specialisti, che devono essere i primi a guidare la donna in un percorso di guarigione.

© Riproduzione riservata

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