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Neonato vorace

Arriva il rigurgito dopo la poppata? Niente paura I consigli per affrontarlo. Come distinguerlo dal reflusso

Neonato vorace

di Isabella Spagnoli

07 Gennaio 2022,15:47

I rigurgito del neonato e del lattante: spiega di cosa si tratta la professoressa Serafina Perrone, direttrice Unità operativa complessa di Neonatologia della nostra Azienda ospedaliero universitaria di Parma. Il rigurgito del neonato e del lattante rappresenta una manifestazione clinica che, se pur eccezionalmente legata a patologia, è comunque fonte di diffusa apprensione. «Capita spesso, a noi neonatologi e ai pediatri di famiglia, di ascoltare genitori smarriti e preoccupati di fronte a un lattante che rigurgita, che piagnucola continuamente e che bagna decine di bavaglini al giorno, a volte con materiale acido e maleodorante. Mamma e papà raccontano di aver adottato tutti i provvedimenti suggeriti da parenti e amici esperti e, infine, esasperati, dopo aver consultato internet, chiedono “il nostro bambino sarà affetto da reflusso gastroesofageo?”, con l’aspettativa di esami strumentali da eseguire e terapia farmacologica ».
La professoressa spiega che è necessario fare un po’ di chiarezza sul significato di questi due termini: reflusso e rigurgito. «Il reflusso gastroesofageo è la risalita di contenuto alimentare dallo stomaco all’esofago. Nei primi mesi di vita, è dovuto all’alimentazione essenzialmente liquida e all’immaturità del cardias, la valvola tra stomaco ed esofago, che è temporaneamente incontinente. Ne consegue la sua mancata tenuta con ritorno in esofago del contenuto alimentare (latte). Il rigurgito è la fuoriuscita di latte dalla bocca del neonato, una o più volte al giorno, durante o dopo la poppata. Rappresenta quindi la parte visibile del reflusso. Quest’ultimo è un fenomeno molto comune durante l’allattamento e nei primi mesi di vita. A causarlo, oltre alla mancata maturazione del cardias e all’alimentazione liquida, può contribuire l’eccessiva voracità del neonato che assume, in poco tempo, importanti quantità di latte. In questi casi il rigurgito diviene inevitabile. Spesso, inoltre, segue il ruttino ed è associato, soprattutto nei più piccoli, al singhiozzo. In questi casi il fenomeno è da ritenersi fisiologico e non preoccupante per la salute del bambino. Circa il 70% dei neonati al 4° mese di vita presenta uno o più episodi di rigurgito. Gli studi ci dicono che i lattanti “rigurgitatori” presentano ancor più rigurgiti verso il 3-4 mese ma già a 7 mesi stanno meglio senza alcuna terapia. Nella maggior parte dei casi il rigurgito del lattante è dunque una condizione fisiologica e transitoria, destinata a risolversi spontaneamente con l’introduzione, nell’alimentazione del bambino, di cibi solidi».
Quando preoccuparsi? «In presenza di situazioni specifiche (danno neurologico e neuromuscolare, un pregresso intervento per atresia esofagea) e nel caso si verifichi un calo della crescita. Se il rigurgito si presenta spesso, anche a distanza dalla poppata, con emissione di materiale francamente acido, irritazione del bambino, pianto e risveglio improvvisi, fino a riduzione progressiva dell’alimentazione con rallentamento della crescita, la consultazione con il pediatra sarà opportuna. La visita accurata del bimbo, le domande sulle abitudini alimentari, sulla postura e sul contesto familiare saranno utili per escludere la malattia da reflusso gastroesofageo o altre cause patologiche».
È importante riconoscere che non c’è rischio di soffocamento a seguito di rigurgito in un neonato o lattante sano, che non presenta problemi neurologici. Rigurgito infantile: cosa possiamo fare? «Non essendo una malattia, ma una condizione fisiologica con risoluzione spontanea, non occorre fare nessuna terapia né indagini strumentali. Se il bambino è allattato al seno, proseguire assolutamente con il latte materno. Porre il piccolo in una posizione favorevole alla digestione e che contrasti la risalita di latte (posizione supina, su lettino o infant-seat, con capo e torace sollevati di 30 gradi). Mantenerlo assolutamente in posizione verticale per almeno 15 minuti dopo ogni poppata. Tengo a sottolineare che l’ispessimento del latte (utilizzo di formule addensate) non migliora la condizione e non può né deve considerarsi alternativa al latte materno. Studi recenti hanno riportato che il latte in formula ‘ispessito’, riducendo il numero dei rigurgiti di circa due episodi al giorno, non risolve il fenomeno».
Perrone spiega che i probiotici vengono sempre più proposti come possibile strategia terapeutica conservativa, privi di effetti collaterali, che possono aiutare a modificare i sintomi del rigurgito. «I probiotici sono definiti come microrganismi vivi che, se somministrati in quantità adeguate, conferiscono un beneficio per la salute dell’ospite. Quelli più utilizzati in questi studi sono alcuni ceppi o specie di lattobacilli e bifidobatteri. Ad oggi non ci sono chiare evidenze scientifiche: la maggior parte degli studi si basano su numeri esigui di lattanti e dimostrano alta eterogeneità metodologica. Sono in corso studi clinici robusti e ben controllati che esaminano l’efficacia dei probiotici per il rigurgito infantile. Ne attendiamo i risultati».

© Riproduzione riservata

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