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Gli effetti delle emergenze sulla psiche: gestire lo stress

Gli effetti delle emergenze sulla psiche: gestire lo stress

di Antonella Cortese

13 Gennaio 2022,14:53

Essere pronti a prestare aiuto e a svolgere il proprio lavoro in condizioni estreme non è da tutti. C’è una branca della psicologia, cosiddetta «dell’emergenza», che studia e applica le conoscenze psicologiche in situazioni critiche fortemente stressanti, sia in occasione di eventi di grande dimensione collettiva (maxi emergenze), sia in circostanze gravi ma più circoscritte della vita quotidiana.
Un esempio sono le calamità naturali, i disastri tecnologici (pensate alla centrale nucleare di Fukushima), sanitari (epidemie o pandemie), sociali (attacchi terroristici, migrazioni forzate con forte presenza di rifugiati) o gravi incidenti stradali o sul lavoro, conflitti fra stati o etnie, cambiamenti climatici, e altro.
Chiediamo a Barbara Bruni, psicologa psicoterapeuta all'Ausl di Parma, di chiarirci qual è il lavoro dello psicologo dell’emergenza, una figura professionale sempre più importante nella nostra società.
«Lo psicologo dell’emergenza si inserisce nel sistema di gestione delle emergenze che coinvolge numerosi e differenti professionisti (medici, infermieri, educatori, operatori degli enti locali e del sistema sanitario nazionale), attori istituzionali (sindaci, 118, le forze dell’ordine, i vigili del fuoco, i militari, la polizia di stato, la protezione civile) e organizzazioni di volontariato - spiega Bruni - Pertanto, oltre ad assumere un’ottica di collaborazione interdisciplinare nell’ambito di èquipe multi-professionali e a conoscere le logiche d’intervento e dell’organizzazione dei soccorsi, fornisce uno specifico contributo professionale per coordinare le risorse e gli interventi nei centri presenti in varie zone del territorio, per assistere le persone coinvolte nel disastro e monitorare la loro situazione psichica, per programmare, insieme agli altri servizi locali, interventi a medio e lungo termine».
Abbiamo ancora in mente lo scenario dello scorso anno negli ospedali: medici e infermieri stremati e turni massacranti, come si può lavorare in certe condizioni?
«Lavorare in emergenza significa far riferimento a competenze tecniche e di base, ovvero abilità cognitive, comportamentali e interpersonali importanti ai fini della riuscita degli interventi nel massimo della sicurezza: si parla di consapevolezza situazionale, cioè la capacità di raccogliere e interpretare correttamente le informazioni; di decision-making, la capacità di definire i problemi e le diverse opzioni; di gestione dello stress, con la capacità di identificarne i sintomi; la capacità di gestire la fatica implementando strategie di “fronteggiamento” adeguate al singolo o al gruppo; la comunicazione come capacità di scambiare informazioni chiare e concise; il teamwork, cioè capacità di supporto e di risoluzione di possibili conflitti e la leadership come capacità di uso ottimale dell’autorità».
A tal proposito a Parma, in novembre, si è svolta la prima edizione del camp diurno di psicologia dell’emergenza in collaborazione con il sistema della Protezione civile di Parma, la Croce rossa italiana e Anpas (Associazione nazionale pubbliche assistenze) nella giornata di simulazione di emergenza. È stata posta la prima pietra di un importante lavoro sinergico che proseguirà nel futuro.

© Riproduzione riservata

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