Avere un rapporto equilibrato con il nostro corpo conferisce alla nostra quotidianità quella sicurezza e capacità di reagire alle difficoltà che a volte sottovalutiamo. Stare bene con noi stessi promuove una migliore qualità di vita ma a volte qualche caratteristica fisica ci disturba al punto da farci sentire a disagio con noi stessi e con gli altri.
Abbiamo chiesto a Edoardo Caleffi, direttore della struttura complessa di Chirurgia plastica e Centro ustioni dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, di spiegarci cosa è il doppio mento e come possiamo trattarlo. «Intanto il doppio mento non è una malattia né un’alterazione funzionale ma un eccesso di deposito di tessuto adiposo, quindi grasso, nella zona sotto mentoniera, la cui causa è dovuta a fattori endogeni o esogeni - spiega Caleffi - Per esempio il fattore genetico: potremmo aver ereditato questa morfologia dai genitori, ma anche l’avanzare dell’età non aiuta perché con il distendersi del muscolo e la lassità della cute può comparire il doppio mento. Altro fattore, gli squilibri ormonali: si pensi alla gravidanza, durante la quale può presentarsi un accumulo di tessuto adiposo nella zona sotto mentoniera che peraltro è una tipica zona bersaglio di deposito».
Il doppio mento è tipico delle persone sovrappeso?
«Non è detto che il doppio mento sia una
caratteristica delle persone grasse, ci sono anche persone magre che han-
no una certa adiposità che non determina problemi funzionali ma estetici e psicologici. Aggiungo però che in alcuni casi un doppio mento importante può determinare nel paziente difficoltà respiratorie che favoriscono il russare e quindi le apnee notturne o, in casi estremi, che prevedono la necessità di intubazione per qualche motivo, può creare problemi nella manovra effettuata dall’anestesista».
Come intervenire?
«Ci sono tre strade: terapia non medica, terapia medica non chirurgica e terapia medica chirurgica. Partendo da quella non medica, in rete si trovano molti esercizi per provare a prevenire il doppio mento, di cui il più noto è quello del bacio che simula il movimento dei muscoli mimici che facilita il trofismo dei muscoli; ovviamente non è una terapia per un doppio mento conclamato. Ci sono anche creme e tutori, utili soprattutto dopo l’intervento chirurgico. Anche il make-up può aiutare».
E le terapie mediche non chirurgiche?
«Una molto efficace è a base di acido desossicolico, un composto di origine naturale presente nell’organismo. È un acido biliare prodotto dal metabolismo batterico degli acidi biliari riversati dal fegato nell’intestino con la funzione di sciogliere i grassi. Si possono fare dei cicli di 20-30 iniezioni ottenendo risultati in 3-4 mesi, ma solo per adiposità molto moderate in cui non c’è lassità ma solo accumulo adiposo. In letteratura ci sono citazioni di ultrasuoni, laser medicali ed altro: tutte terapie ancillari ma non primarie, che restano quelle chirurgiche».
Parliamo dell’intervento chirurgico.
«Si tratta di una liposuzione o lipostruttura effettuata con una micro-cannula di un paio di millimetri. Si esegue una microincisione nella piega sotto al mento, quella zona che magari abbiamo conosciuto da ragazzini quando ci siamo tagliati cadendo in cortile, in anestesia locale in day hospital. Con questa tecnica si aspira l’eccedenza di tessuto adiposo, poi con l’aiuto di tutore e fascia elastica si recupera completamente in pochi giorni. Può accadere che un muscolo, per esempio il platisma, diventi più lasso e produca dei festoni paralleli sotto al collo che ricordano quelli dei tacchini. In quel caso si fa una piccola incisione in quella zona e si suturano i margini mediali di questo muscolo per ridargli tono e se c’è pelle in più si procede anche all’asportazione della pelle in eccesso. L’intervento è complessivamente piuttosto semplice, non ha effetti collaterali, prevede riposo per i primi 2-3 giorni, l’uso di una mentoniera elastica, per 3-5 giorni si possono usare degli appositi cerotti chiamati steri strip e se compaiono lividi per 7 giorni si deve evitare di esporsi al sole. In genere in una settimana il decorso è ultimato».
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