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ONCOLOGIA

Tumori, la prevenzione ha regole d'oro

Ecco cosa bisogna sapere

La prevenzione ha regole d'oro

22 Giugno 2022,16:16

Da molti anni è noto l’importante ruolo che l'attività fisica riveste nel ridurre il rischio di insorgenza di alcuni tipi di tumore, mentre più di recente la ricerca scientifica ha dimostrato anche i molteplici effetti positivi che il movimento, correttamente strutturato e personalizzato, può avere sulla qualità della vita delle persone affette da tumore, sulla riabilitazione oncologica e sulla prevenzione delle recidive.

«Physical Activity in Cancer Prevention and Survival» (L’attività fisica nella prevenzione dei tumori e sopravvivenza) è il titolo di un recente rapporto pubblicato sul «Journal of Science and Medicine in Sport» in cui sono stati esaminati centinaia di studi epidemiologici con diversi milioni di partecipanti al fine di aggiornare le prove sulla associazione tra attività fisica e rischio di malattie neoplastiche.

Il rapporto ha documentato prove evidenti di una positiva correlazione tra l’attività fisica e il calo del rischio neoplastico dal 10 al 20%, oltre ad una maggiore sopravvivenza per chi è affetto da diversi tipi di tumore fra cui l’adenocarcinoma vescicale, il tumore mammario, del colon, dell'endometrio, dell'esofago e del rene.

Purtroppo le nuove tecnologie che favoriscono lavori sempre più sedentari e l'uso di auto e mezzi di trasporto per spostamenti anche brevi, hanno contribuito a diminuire i livelli di movimento aumentando la sedentarietà nel nostro paese come in tutto il mondo. Oltre che in maniera diretta la scarsa attività fisica contribuisce alle probabilità di sviluppare malattie neoplastiche anche aumentando il rischio di obesità, associato a diversi tipi di tumore.

I cancri dell’endometrio (cioè il rivestimento interno dell’utero), dell’esofago, dello stomaco, del fegato, dei reni, del pancreas, del colon, della cistifellea, del seno (ma in tal caso solo dopo la menopausa), dell’ovaio e della tiroide sono infatti più frequenti tra le persone obese. Diversi studi dimostrano inoltre che trascorrere molto tempo impegnati in attività sedentarie sia durante il lavoro, stando seduti davanti al computer o guardando la tv, favorisce una più alta mortalità per tumore del seno, del colon, dell’endometrio e dei polmoni e riduce i benefici del movimento anche in persone con buoni livelli di attività fisica.

Un metodo utile per attenuare questi effetti negativi è interrompere periodicamente le attività sedentarie con pochi minuti di leggera attività fisica, come una passeggiata o semplici esercizi di ginnastica come flessioni o piegamenti. Eliminare la sedentarietà, facendo attività fisica possibilmente tutti i giorni, ha un ruolo protettivo contro i tumori che tende a essere tanto più ampio quanto maggiore è l’intensità, la durata e la frequenza dell’attività.

A meno che non vi siano controindicazioni, anche tutti i pazienti affetti da patologie neoplastiche dovrebbero dedicare tempo all’attività fisica: se fino a qualche anno fa si suggeriva di fare sport centocinquanta minuti alla settimana, seguendo le indicazioni rivolte alla popolazione sana, di recente un gruppo di ricercatori ha aggiornato le linee guida per i pazienti oncologici sulle colonne della rivista «Medicine & Science in Sports & Exercise».

Per questi pazienti viene ora suggerita un attività più blanda con un allenamento aerobico e di resistenza della durata di 30 minuti, tre volte a settimana. In questo modo, stando alle evidenze disponibili, si ridurrebbe il rischio di ricadute (le principali evidenze riguardano il tumore al seno, al colon-retto e alla prostata) e si supererebbero meglio gli effetti collaterali alla malattia. L’attività andrà sempre personalizzata escludendo gli sport estremi e usuranti che comportano sforzi ad alta intensità fra cui il sollevamento pesi, la corsa veloce e l'arrampicata.

Indicazioni specifiche devono riguardare anche quei pazienti con problemi di metastasi, che hanno subito interventi chirurgici o che presentano ridotta funzionalità respiratoria o cardiovascolare.

Saranno la storia della malattia, le condizioni cliniche, l'eventuale concomitanza di altre patologie ad orientare l’oncologo e lo specialista in medicina dello sport nel consigliare il programma di attività più idoneo per il singolo paziente.

© Riproduzione riservata

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