Verso san valentino
Countdown per San Valentino, festa che celebra gli innamorati. Ma prima che divampi l’«incendio» dell'amore, c’è la scintilla: come e perché scocca? Per gli antichi, l’origine di tutto era Cupido: il mitologico fanciullo alato, armato di arco e frecce, colpiva indistintamente divinità e uomini, facendoli innamorare. Greci e romani avevano insomma già capito che a far sì che due esseri umani si attraessero, concorreva qualcosa di invisibile ma reale, di intangibile ma concreto.
Oggi, benché l’amore sia complesso, diremmo che l’origine della scintilla è anche una questione di chimica istantanea: alla base dell’attrazione, infatti, come sostengono anche i ricercatori (uno degli ultimi studi arriva dall’Università di Leiden in Olanda ed è stato pubblicato nel 2021 sulla rivista «Nature Human Behaviour»), c’è una sincronia fisiologica.
«Gli esseri umani si attraggono reciprocamente e non è solo per spinta estetica, benché questo aspetto abbia un peso tutt’altro che secondario - dice Liborio Parrino, direttore della struttura complessa di Neurologia del Dipartimento di medicina generale e specialistica dell’Azienda ospedaliera universitaria di Parma - L’attrazione, che può essere empatica o erotica senza essere per forza sessuale, va ricercata nell’esperienza speculare che instauriamo con la persona che abbiamo di fronte: alla base dell’ingaggio ci sono anche, ma non solo, i neuroni specchio, come ha potuto ampiamente dimostrare, dagli anni ‘90 in poi, Giacomo Rizzolatti, già direttore del Dipartimento di neuroscienze dell’Università di Parma».
«In estrema sintesi, un sorriso, un sentimento, un’esperienza, un desiderio possono passare da una persona all’altra innescando una reazione, sia essa positiva o negativa. Succede anche nel mondo animale: Rizzolatti, infatti, era partito proprio dallo studio dei macachi. I ricercatori avevano osservato che alcuni gruppi di neuroni si erano attivati non solo quando gli animali compivano una determinata azione, ma anche osservando un altro soggetto compiere la medesima azione. I neuroni specchio, insomma, si attivano quando vediamo l’altro compiere un gesto: se mangio una banana o una mela di fronte a una persona che non lo sta facendo, nel cervello dell’altro si attivano gli stessi neuroni che rispecchiano quel gesto. Anche le emozioni vengono così comunicate tra gli individui».
«I sentimenti sì, l’attrazione pure, ma l’amore è qualcosa di più complesso, di più profondo, dalle infinite sfumature, in cui confluiscono fattori culturali e sociali - continua Parrino -. Anche Darwin dovette ammettere che l’amore è qualcosa di non valutabile, che non possiamo ascrivere solamente all’attrazione fisica, che sottende alla spinta che gli esseri viventi cercano per la discendenza e la perpetuazione della propria specie. Quante volte si sono accoppiate persone che non avevano niente in comune, che erano tutt’altro che meravigliosamente compatibili, eppure si sono “trovate”? Questo perché ci sono dimensioni della realtà, tra cui l’amore e la vita di coppia, che non possono essere sempre matematicamente e statisticamente spiegate».
«Se sono attratto da una persona, è perché quella persona tocca determinate corde, sennò saremmo attratti da tutti. E quelle corde sono molto soggettive, chiamano in gioco la parte passionale del nostro cervello. Ecco perché consiglio alle persone di non farsi belli solo per piacere agli altri, perché in effetti potremmo piacere al prossimo a prescindere dal nostro aspetto e da una precisa scelta estetica. Credo che ci si scelga gli uni con gli altri se c’è coincidenza fra lo stimolatore e il recettore. Non è affatto detto che la scintilla scocchi perché ci siamo agghindati in un certo modo. Non credo possa essere una minigonna o un tatuaggio a dare il “la” al colpo di fulmine. Studi recenti infatti (tra cui la già citata ricerca olandese) hanno dimostrato che l’attrazione non si basa su un modello ideale, ma su una sensazione istintiva, su un insieme di stimoli che accendono il desiderio e una passione speciale».
«Sarebbe bello che le campane sentite al primo appuntamento continuassero a suonare a lungo, ma qui entrano in gioco altri fattori, uno più complesso dell’altro. Credo che pesi la qualità del tempo che si trascorre con il partner: c’è infatti un tempo quantitativo, il kronos, e uno qualitativo, il kairos (dal greco, “momento giusto o opportuno” o “momento supremo”, ndr). Mi spiego meglio: con una persona ci puoi anche stare solo due ore al giorno, ma se quelle due ore le passi bene, intensamente, piacevolmente, possono essere gratificanti al punto da superare tutte le altre esperienze del vissuto quotidiano. Questo perché il tempo della qualità è diverso dal tempo della quantità».
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