salute
Lo scompenso cardiaco è una sindrome clinica, ovvero un insieme di segni e sintomi, che si verifica quando il cuore non è in grado di pompare il sangue in modo efficiente. Il cuore può risultare disfunzionante in vari modi, può indebolirsi e ridurre la sua capacità di contrarsi (scompenso cardiaco con ridotta funzione ventricolare, HFrEF) o può avere una contrattilità conservata, ma essere molto rigido ed avere difficoltà a rilassarsi e riempirsi di sangue (scompenso cardiaco con funzione ventricolare preservata, HFpEF).
Questa condizione interessa 65 milioni di persone nel mondo. In Italia sono più di 165 mila i ricoveri all’anno e circa un paziente su tre viene ri-ospedalizzato ad un anno dalla prima dimissione. Se non trattato adeguatamente, la mortalità annua può raggiungere il 15%.
Sono molte le cause dello scompenso cardiaco. Le più frequenti sono l’ipertensione arteriosa mal controllata, l’infarto miocardico, le cardiomiopatie, ovvero patologie primarie del muscolo cardiaco, ma anche aritmie, malattie valvolari e diabete. Più raramente lo scompenso può essere causato da abuso di alcol e droghe o da disturbi endocrinologici. La corretta e precoce gestione di queste patologie può permetterne la prevenzione.
I sintomi principali
I pazienti con scompenso cardiaco spesso si presentano con affaticamento progressivo, difficoltà di respiro, talvolta con impossibilità a dormire sdraiati per mancanza di fiato, e gonfiore prevalentemente alle gambe e all’addome con un incremento del peso in poco tempo. L’incapacità del cuore di funzionare adeguatamente porta inoltre ad un accumulo di liquido nei polmoni, con conseguente ridotta saturazione dell’ossigeno, e alla sofferenza di fegato e rene, che possono rivelarsi agli esami del sangue. Lo scompenso cardiaco, a seconda della causa, può manifestarsi in modo acuto e portare all’ospedalizzazione per garantire i supporti vitali e stabilizzare il quadro clinico, oppure come peggioramento progressivo della sintomatologia, spesso riscontrata in visita ambulatoriale. Una volta fatta la diagnosi e passata l’eventuale fase acuta, si parla di scompenso cardiaco cronico».
In caso di sintomi e segni clinici che suggeriscono scompenso cardiaco, il primo passo è rivolgersi al medico di base, che potrà richiedere gli esami del sangue necessari e una valutazione cardiologica a cui fa seguito un ecocardiogramma per misurare la funzione del cuore. In base al sospetto clinico, potranno poi essere richiesti dal cardiologo esami di secondo livello, talvolta invasivi come la coronarografia, per chiarire la causa dello scompenso e iniziare il corretto trattamento.
La terapia parte inevitabilmente dal trattamento della causa, ove possibile, come l’angioplastica in caso di infarto miocardico (il cosiddetto “palloncino”), la sostituzione valvolare o l’inizio di farmaci specifici per ipertensione e aritmie. Lo scopo è far recuperare, per quanto possibile, la funzione contrattile del cuore e nel frattempo metterlo a riposo ed impedire, con l’uso di particolari classi di farmaci, che il cuore di sfianchi e si sviluppino cicatrici nelle sedi che hanno subito un danno. Le recenti linee guida hanno identificato quattro pilastri del trattamento dello scompenso cardiaco, cioè farmaci che, usati insieme, sono in grado di ridurre la mortalità, gestire i sintomi e migliorare la qualità di vita. I farmaci agiscono attraverso diversi meccanismi che contrastano diversi processi fisiopatologici che il nostro corpo mette in atto per far fronte alla disfunzione cardiaca: ACE-inibitori e inibitori della neprilisina riducono la pressione e il rischio di sviluppare fibrosi tra le cellule del cuore; i beta-bloccanti riducono la frequenza cardiaca e fanno sì che il cuore si riesca a riempire meglio ad ogni battito; gli agonisti del recettore dei mineralcorticoidi agiscono sempre sulla formazione di fibrosi miocardica e contrastano la perdita di potassio data dai diuretici; gli inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio 2 agiscono a vari livelli del sistema cardiovascolare, sul metabolismo del glucosio e sui reni.
Tutti questi farmaci riducono le ospedalizzazioni per scompenso e garantiscono un miglioramento della sopravvivenza. Altri farmaci, come i diuretici, si usano invece per migliorare i sintomi e alleviare l’eventuale accumulo cronico di liquidi.
In ultimo, sta emergendo un quinto pilastro, gli stimolatori del GMP ciclico, che hanno dimostrato di poter ridurre la mortalità. Inizialmente approvati per i pazienti con instabilizzazione del quadro clinico, in realtà sembrano essere molto efficaci anche nei pazienti cronici in fase di “apparente” stabilità clinica, come mostrato al Congresso europeo di cardiologia 2025. L’utilizzo di questi farmaci porterà ad un miglioramento della storia naturale di questi pazienti con una attesa riduzione delle riospedalizzazioni e della mortalità a distanza.
I pazienti con scompenso cardiaco a funzione ventricolare molto ridotta sono a maggior rischio di sviluppare aritmie maligne e pertanto, soprattutto se ancora sintomatici nonostante una terapia medica massimale, potrebbe essere necessario l’impianto di un defibrillatore cardiaco, in grado di interrompere le aritmie e prevenire la morte cardiaca improvvisa.
Quando la disfunzione cardiaca è particolarmente severa e non risponde alle terapie convenzionali, possono essere necessari supporti meccanici di tipo avanzato, come i dispositivi di assistenza ventricolare, una sorta di cuore artificiale, sino al trapianto cardiaco.
Abbiamo un ambulatorio dedicato e un servizio di day service/day hospital in cui vengono seguiti i pazienti con scompenso cardiaco sin dalle fasi iniziali per garantire uno stretto follow up clinico strumentale e favorire l’ottimizzazione della terapia medica in tempi brevi. Il day hospital cardiologico inoltre segue pazienti che hanno necessità di cicli di terapia diuretica endovena e di farmaci inotropi, ovvero che aumentano la forza contrattile del cuore, oltre che di supplementazione di ferro per endovena al fine di evitare un ricovero ospedaliero. Il nostro day hospital è in continuo contatto con il Centro trapianti dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna con cui collabora strettamente per garantire trattamento personalizzato ai pazienti e consentire l’inserimento in lista d'attesa per il trapianto cardiaco ai pazienti con scompenso cardiaco avanzato.
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