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Ora è marcia indietro sul digiuno intermittente

Uno studio: «Per perdere peso non è meglio delle diete classiche»

Ora è marcia indietro sul digiuno intermittente

22 Febbraio 2026, 21:36

Se l’obiettivo è perdere peso, il digiuno intermittente non offre benefici rispetto a una dieta convenzionale e i suoi effetti sulla bilancia sono di minima entità.

Sono i dati che arrivano da uno studio realizzato da ricercatori della Cochrane Collaboration, un'associazione britannica internazionale no-profit nata con lo scopo di raccogliere, valutare criticamente e diffondere le informazioni relative alla efficacia e alla sicurezza degli interventi sanitari.

«Il digiuno intermittente è un approccio relativamente nuovo alla perdita di peso», spiegano i ricercatori. «Si tratta di periodi in cui le persone mangiano poco o nessun cibo (digiuno), seguiti da periodi in cui mangiano normalmente. Esistono diversi tipi di digiuno intermittente, come mangiare solo durante un determinato orario ogni giorno, il digiuno in determinati giorni della settimana o l’alternanza tra giorni in cui si mangia normalmente e giorni in cui si mangia molto poco», aggiungono.

È stato osservato che questa modalità di alimentazione può avere benefici su alcuni aspetti biologici, ma non è chiaro se sia migliore rispetto a una dieta convenzionale per perdere peso nelle persone obese o in sovrappeso.

Il team ha analizzato congiuntamente 22 studi che avevano coinvolto quasi duemila persone. I risultati sono stati molto deludenti: la perdita di peso nell’arco di un anno è minima: inferiore al 5% del peso iniziale. Inoltre non c’è nessuna differenza di rilievo con le diete convenzionali.

«Il digiuno intermittente non sembra funzionare per gli adulti in sovrappeso o obesi che cercano di perdere peso», ha detto in una nota il primo firmatario dello studio Luis Garegnani. «Può essere un’opzione ragionevole per alcune persone, ma le prove attuali non giustificano l’entusiasmo che vediamo sui social media».

Cibi freschi e processati

Intanto uno studio dell’Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia), con il sostegno della Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, ribadisce l'importanza di una dieta nella quale siano prevalenti alimenti freschi rispetto ai cibi industriali. Specie tra le persone che hanno già ricevuto una diagnosi di tumore e consumano quantità elevate di alimenti ultra-processati.

In questi ultimi infatti lo studio, che ha preso in esame oltre 24mila persone con pregressa diagnosi di tumore, ha osservato un aumento della mortalità, sia specifica per malattia oncologica (+59%) che per tutte le cause (+48%), rispetto a chi invece, pur nella stessa condizione di salute, segue un’alimentazione più salutare.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Cancer epidemiology, biomarkers and prevention, dell’American association for cancer research.

Gli alimenti ultra-processati sono considerati poco salutari per diverse ragioni. Spesso sono poveri di nutrienti essenziali come vitamine, minerali e fibre. Inoltre nel corso della lavorazione industriale sono spesso introdotti additivi.

«Ciò che le persone mangiano dopo una diagnosi di cancro può influenzare la sopravvivenza - dice Marialaura Bonaccio, autrice principale dell’articolo - ma la maggior parte delle ricerche condotte su questa popolazione si è concentrata solo sui nutrienti e non sul grado di trasformazione degli alimenti».

«Il messaggio principale per il pubblico - commenta Licia Iacoviello, responsabile dell’unità di Epidemiologia e prevenzione del Neuromed e ordinaria di Igiene all’Università LUM di Casamassima - è che il consumo complessivo di alimenti ultra-processati è molto più rilevante del singolo alimento. Concentrarsi sull'insieme della dieta, riducendo complessivamente gli alimenti ultra-processati e orientando i consumi verso cibi freschi, poco trasformati e preparati in casa, rappresenta l’approccio più significativo e vantaggioso per la salute».

Un’indicazione pratica, spiegano i ricercatori, può venire dalla lettura delle etichette: alimenti con più di cinque ingredienti, o anche con un solo additivo alimentare, sono probabilmente ultra-processati.

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