Chi vuole imparare o migliorare la tecnica per suonare la chitarra trova centinaia di testi didattici ma nessuno che racconti com’è la vita del chitarrista. Questa lacuna è stata di recente colmata da Luca Colombo con «Vita da chitarristi, oltre le corde» (Dantone edizioni), il suo primo libro non didattico presentato l'altra sera nel giardino di Palazzo Ducale a Colorno.
In questo incontro si parlerà solo del libro o ci sarà spazio anche per la musica dal vivo?
«Il bello di queste serate è unire l’aspetto letterario all’aspetto musicale, che è una cosa nuova. Le persone mi seguono perché vogliono sentirmi suonare per cui è giusto che a parlare sia anche la mia chitarra».
Nella vita del chitarrista c’è anche la quotidianità coi suoi piccoli e grandi problemi. Dopo averlo letto saranno più le persone che inizieranno o che smetteranno di suonare?
«Direi che saranno tanti quelli che continueranno a suonare la chitarra. Nel libro parlo di come ci si relaziona con il rimanere solo con la propria chitarra, come si inizia, di figure come il chitarrista da falò, da chiesa e ora da balcone. Io penso che un libro come questo invogli a suonare perché chi ha uno strumento musicale con sé non è mai solo».
Il libro nasce durante il lockdown. Come vede il presente e il futuro da chitarrista?
«Il libro è stato per me un obiettivo da terminare durante il lockdown, però vedo tante foto di persone in spiaggia col mio libro, per cui sicuramente la ripartenza prevede di portare libri con sé. Sul futuro da chitarrista ci sono mille cose da dire ma è il futuro della musica a essere incerto, così come in tanti altri settori di attività. Io resto fiducioso».
Nel libro c’è tutta la sua vita. Tutto è andato come voluto?
«Io affronto tutto in maniera ironica e divertente, ma non è un’autobiografia. Racconto la figura del chitarrista o del musicista in generale attraverso la mia esperienza e quella dei miei amici, colleghi, allievi per cui c’è un po’ di tutto. Rifarei tutto perché fare della propria passione un’attività non ha prezzo. Il mondo della musica ha di base meno certezze rispetto ad altri settori, però è una scelta coraggiosa che vale la pena di fare e sicuramente non tornerei indietro. Penso che ci sia ancora molta musica da suonare e da scrivere».
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