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A Lenz Teatro doppio debutto a opera di Maestri & Pititto, “La scimmia di Dio” e “Teste_Over Marisa Merz”

Due performance-installazione

A Lenz Teatro doppio debutto a opera di Maestri & Pititto, “La scimmia di Dio” e “Teste_Over Marisa Merz”

15 Marzo 2026, 10:43

Un ampio cubo di teli trasparenti, all’interno candidi busti. Sul fondo, oltre quell’area geometrica, immagini di scimmie tra i rami e i loro versi. Parole in tedesco, da “Shakespeare Geist” di Jakob Lenz. Fabrizio Croci sfiora, di spalle, i capelli di Barbara Voghera, loro i protagonisti di “La scimmia di Dio”, drammaturgia, composizione performativa e imagoturgia di Francesco Pititto, installazione e costumi di Maria Federica Maestri, il debutto a Lenz Teatro insieme a “Teste_Over Marisa Merz”.

Entrano nell’ampio parallelepipedo Barbara e Fabrizio, amici, complici nei gesti, diverse le forme di contatto con le sculture, rovesciandole, tenendone una tra loro: sullo schermo dietro, le loro immagini precedentemente registrate sono sfocate. Ancora scimmie tra gli alberi. Shakespeare e la classicità, citazioni da “Amleto” “Romeo e Giulietta”, “Macbeth”, una passione assoluta per Jakob Lenz, l’autore da cui la formazione di Parma ha preso il nome. “Alla tua scimmia / tu concedi Padre/ di creare a imitazione”: Shakespeare è modello, ispirazione essenziale per nuove sperimentazioni. È con le parole dell’impazienza di Giulietta che Barbara sale sulle spalle di Fabrizio, ma c’è anche il richiamo poetico allo spirito dell’immenso drammaturgo inglese. “Era un buffone d’infinita allegria”: il riferimento a Yorick, Amleto al cimitero. Tornano le parole di Lenz in tedesco e poi in italiano, gli interpreti di spalle, gli sguardi ai busti per i “cari Shakespears”. Quindi: applausi!

Il pubblico si è poi spostato nell’altra sala per “Teste_Over Marisa Merz”, installazione e costumi di Maria Federica Maestri, composizione drammaturgica e visuale di Francesco Pititto, scrittura filosofica di Orsola Rignani, in scena Tiziana Cappella, Grugher, Lorenzo Marchi, Carlotta Spaggiari e Sandra Soncini. Dopo Gina Pane e Leonora Carrington e in attesa di Louise Bourgeois, artiste che hanno segnato l’identità artistica di Lenz, si assiste qui per Marisa Merz a un moltiplicarsi di gesti, carrelli spostati con teschi, rotoli di sottile rete metallica, i visi spalmati di materia bianca, appiccicosa e scivolosa, secchi di colore in polvere in sfumature verde rovesciati e poi riempiti a mano…Una vera azione performativa, poche le parole. Due legati tenuti insieme da una corda. Rotta insieme la carta: su ogni parte alcuni teschi. Lo “Stabat mater”. Materiali diversi si affiancano, azioni di una necessità difficile da cogliere. Passaggi che si svolgono con la concentrazione di un importante rituale. Lentamente gli interpreti si allontanano. Un inizio di applauso, ma non c’è rientro in scena.

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