×
×
☰ MENU

Dallara: La nuova frontiera. Auto in gara senza piloti

di Vittorio Rotolo

25 Ottobre 2021,09:47

A Indianapolis prima mondiale con la «Indy Autonomous Challenge»

«A Indianapolis abbiamo vissuto una giornata storica. E non parlo soltanto a nome di Dallara, ma credo di interpretare il pensiero di tutti gli altri players internazionali e, in particolare, di questi giovani ingegneri che hanno dimostrato come sia possibile, oggi, fare un qualcosa che ritenevamo impensabile: permettere ad una vettura di girare in pista decidendo da sola quando accelerare, quando frenare ed a quale velocità affrontare una curva». 
Andrea Pontremoli, amministratore delegato di Dallara Autonomobili, è il ritratto della felicità. Perché ciò che è accaduto sabato, sul mitico ovale dell’Indianapolis Motor Speedway - il circuito dove si corre la 500 Miglia -, segna un punto di svolta epocale: la Indy Autonomous Challenge è stata infatti la prima gara al mondo che ha visto competere vetture da corsa a guida autonoma, senza pilota. 
Le auto sono state costruite proprio dalla casa automobilistica di Varano Melegari: si trattava infatti delle Dallara AV-21 con motore V8 a benzina di 420 cavalli, in grado di raggiungere una velocità massima di 320 km/h. Tutte, naturalmente, governate da un «cervello» elettronico. «Abbiamo dotato la macchina di quattro attuatori – spiega Pontremoli -: uno che gira lo sterzo e l’altro che accelera, quello che frena e l’ultimo in grado di cambiare le marce. Su ciascuna di queste vetture, poi, i team universitari hanno progettato il proprio ‘cervello', che aveva il compito di guidarla: un vero prodigio di ricerca ed innovazione tecnologica applicate all’automobilismo. Il software riceve in sostanza gli input generati dalle telecamere, dai radar e dai sensori presenti sull’auto e decide in che maniera affrontare ogni tipo di situazione che può verificarsi in gara».
Fra i nove team che hanno partecipato alla Indy Autonomous Challenge, anche due italiani: l’Università di Modena-Reggio Emilia ed il Politecnico di Milano, andati a un passo dalla vittoria finale che avrebbe fruttato loro un premio di 1,5 milioni di dollari. Ad aggiudicarselo, al termine di una contesa davvero avvincente, sono stati invece i tedeschi della TUM Autonomous Motorsport – Technische Universität di Monaco di Baviera. 
Ventuno in tutto gli istituti universitari coinvolti, con una corposa rappresentanza statunitense che comprendeva quelli delle Hawaii e della Virginia, il Massachussetts Institute of Technology, le università di Auburn, di Pittsburgh, della California San Diego e dell’Alabama, il Rochester Institute of Technology, insieme agli altri provenienti da India, Corea del Sud, Colombia, Canada, Polonia, Svizzera e Germania. «Peccato – si rammarica Pontremoli - non aver visto trionfare le università italiane, le cui vetture erano in testa praticamente fino all’ultimo. Purtroppo, un errore di calcolo le ha penalizzate: diciamo che hanno fatto il giro veloce nel momento sbagliato. E così, la vittoria è andata ai tedeschi della TUM».
Resta comunque la soddisfazione per quello che la Indy Autonomous Challenge ha saputo offrire. Interessante anche in prospettiva. «Il fatto di poter contare sulle capacità e sulle intuizioni di giovani che non hanno barriere mentali» - afferma l’amministratore delegato di Dallara Automobili. «I gruppi di lavoro non si sono inventati nulla di nuovo: hanno basato i rispettivi progetti su tecnologie già esistenti e disponibili, ma facendo di queste un uso diverso. Ci siamo arricchiti di competenze. Con gli altri manager – conclude Pontremoli – abbiamo convenuto sulla necessità di unire le forze, per sfruttare queste tecnologie di altissimo livello in maniera sistemica. Nessuna delle nostre aziende sarebbe stata infatti capace, da sola, di dar vita ad una simile esperienza. È stato entusiasmante».

© Riproduzione riservata

Commenta la notizia

Comment

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI